Barcolla ma non crolla

Pubblicato il 28 ottobre 2016 da antonella landi

A casa mia i terremoti, pur nella loro intensità tellurica e nel dramma umano che si sono trascinati dietro (da quello in Friuli datato 1976 a quello in Umbria datato 1997, passando da quello in Irpinia del 1980) si sono sempre trasformati in una mezza barzelletta.
Quando il terremoto scosse in Friuli, per esempio, eravamo a cena.
“C’è il terremoto” annunciò il babbo sbucciando una fetta di mela.
“ODDIO!” gridò la mamma.
“ODDIO!!” gridai anch’io.
L’unico che non disse niente fu mio fratello: aveva tre anni e stava cacando dietro la porta in ripostiglio.
Sì, ha cacato da ritto e nascosto in quel pertugio fino a quattro anni; smise di farlo solo quando il babbo gli propose uno scambio equo: il modellino di una Kawasaki nera, a patto che si trasferisse in bagno e si sedesse sopra il water come tutti noi.
Quella sera, nel concitato fuggi fuggi, non fu facile trovarlo.
“Il Rondine! Dov’è il Rondine!!” urlavamo io e la mamma.
“E’ la su’ ora: sarà nel ripostiglio” suggerì il babbo seguitando a sbucciare la sua mela.
Stanato dal suo nascondiglio, il Rondine fu preso prontamente in collo dalla mamma, che con quel gesto improvviso e poderoso gli spiaccicò la merda fresca al culo.
“Presto! Corriamo! Scappiamo!” dicemmo inforcando le scale insieme a tutti gli altri condòmini del Cimbellone.
Tutti, a parte il babbo.
“Io non vengo” disse serafico.
“Come non vieni!?” trasalì la mamma.
“No, non vengo.”
“Ma sei pazzo?! C’è il terremoto, balla tutto, corri! Scappa!!”
“Voi andate pure. Io rimango qui. Il Cimbellone barcolla, ma non crolla.”
Gli eventi gli dettero ragione: nonostante lo svettare di quei dieci piani verso il cielo di piazza della Libertà, il Cimbellone oscillò, cigolò, scricchiolò, ma resse.
E resse a tutti gli altri terremoti, del nord, del sud e del centro.

L’altra sera eravamo tutti a cena dal babbo.
Il fritto, l’insalata, il pane fresco e profumato, il Frenky che voleva stare nel posto della nonna, il Rondine che ci raccontava quella cosa di lavoro, Patatina Fritta che assaggiava il purè, il babbo che si pavoneggiava perché da quando è solo è diventato un cuoco sopraffino.
All’improvviso, eccolo. Lui. Proprio lui.
“ODDIO! L’AVETE SENTITO?”
“SI’! IL TERREMOTO!!”
“Mamma, babbo, ho paura!”
“ODDIO! ICCHE’ SI FA!!”
Sbucciando la solita mela di quarant’anni fa, il babbo ha detto: “Mettetevi sotto l’architrave.”
“BABBO! VIENI ANCHE TE!”
“Po’eri grulli. Io c’ho da finire di mangiare.”
“BABBO MA CHE DICI! ALZATI E VIENI ACCANTO ALLE COLONNE INSIEME A NOI!”
“Sì nonno, vieni!”
“Ma state bonini e ricordate: il Cimbellone barcolla ma non crolla.”
“BABBO QUESTE SCOSSE SONO FORTISSIME! VIENI QUI TI HO DETTO!!”
“Eh sì, queste in effetti le son belle forti. Chissà al Renzi come gli girano i coglioni: ancora ha da trovare i soldi pe’ quello d’Amatrice, se vien giù anche la Toscana come fa?!”
“BABBO ABBOZZALA DI PENSARE AL RENZI E VIENI QUA!”
“Zia, non dobbiamo gridare.”
“Perché amore?”
“Ce lo ha detto la maestra a scuola: le grida aiutano il terremoto.”
“AvemariapienadigraziailSignoreècontetuseibenedettatraledonne…”
“Mi sembra una cazzata, ma va bene, preghiamo come la tua mamma.”
“Babbo, ma che ti alzi o no da codesta sedia!”
“Lasciatemi stare in santa pace a tavola. Voi fate icché vi pare, io da qui non mi muovo.”
“Ma guarda che testone.”
“Non mi alzai per il terremoto in Friuli (oh Frenky, ma lo sai il tu’ babbo quella sera faceva la cacca in piedi dietro la porta del ripostiglio? E la nonna -eh!eh!eh!- lo prese in collo e gl’attaccò la merda al culo!), figuriamoci se mi alzo a questo.”
“BABBO MA NON VEDI COME OSCILLA IL LAMPADARIO!!”
“Ragazzi, ma che lo sapete che il Cimbellone (era il 1964) fu costruito con tutte le teNNiche antisismiche? Pensate, la ditta fallì perché aveva usato più materiali antisismici del necessario.”
“Babbo ma cosa dici: vuoi venire qui sì o no? Se si deve morire, moriamo tutti insieme!”
“No. Alt. Io non voglio morire. Ora che ci penso, la nostra casa è a pianterreno, non capisco perché si deve stare a barcollare in punta a questo pìllero. Frenky, Patatina…”
“AvemariapienadigraziailSignoreècontetuseibenedettatraledonne…”
“… mettetevi il giubbotto, si va via.”
“Via?! E io?? E il babbino???”
“Venite anche voi: si dorme tutti insieme a casa nostra, ci si arrangia. Io al sesto piano non ci sto.”
“Il Rondine ha ragione! Andiamo babbo!”
“Io non vengo.”
“Ma babbo!”
“Io non mi muovo di qui.”

E allora non mi sono mossa nemmen’io.
Anzi, ho pensato che morire insieme al babbo, precipitando dalla casa dell’infanzia su piazza della libertà, sarebbe stato come chiudere il cerchio esistenziale.
Invece il Cimbellone ha barcollato.
Ma non è crollato neanche questa volta.

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