Viva Giuditta

Pubblicato il 25 novembre 2016 da antonella landi

Aveva 18 anni quando fu stuprata.
L’uomo che la violentò (e che aveva già ucciso la moglie) si chiamava Agostino Tassi.
Con la scusa di insegnarle la pittura, prese a farle una corte insistente, subdola, offensiva e sempre più prepotente.
Finché un giorno, seguendola e cogliendola da sola, riuscì a immobilizzarla, infilarle tra le cosce serrate un ginocchio, poi due, e infine a violentarla.
Era il 1611.
Era il tempo in cui, ai processi per violenza carnale, le donne che osavano denunciare un uomo venivano torturate per testare la veridicità delle loro parole e per purificarle dal peccato subìto.
Lei però non si lasciò paralizzare dall’atrocità di questa pratica.
Andò fino in fondo.
Raccontò ogni dettaglio.
Vinse.
E diventò pure una pittrice di successo.
Si chiamava Artemisia Gentileschi.
Stamani in Palazzo Vecchio l’attrice Patrizia Zappa Mulas ha recitato la denuncia fatta a quel processo, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt ha spiegato il dipinto Giuditta che decapita Oloferne, il sindaco Dario Nardella ha detto ai giovani presenti che solo in questo anno 116 donne sono state uccise da uomini che dicevano di amarle.
Noi c’eravamo, con un fiore rosso addosso, il cuore gonfio di pensieri, gli occhi pieni di bellezza.

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