Gli innocenti

Pubblicato il 27 novembre 2016 da antonella landi

La prima arrivò il 5 febbraio 1445 e venne chiamata Agata Smeralda.
Dopo di lei giunsero in tantissimi.
Furono dati loro nomi all’epoca diffusi, oggi stravaganti: Aldobrandina, Venusta, Pascasio, Damaso, Radegonda, Sabino, Gennino, Laudata, Disma, Taddea, Tita, Santa, Orsola, Domenica, Ultimo, Pasquino, Orazio, Bonfigliola. Nomi che ci strappano un sorriso, ma che nascondono tristezza.
Erano i “nocentini” e le “nocentine”, bambini appena nati o ancora molto piccoli, abbandonati dalle loro madri nello Spedale degli Innocenti di piazza Santissima Annunziata a Firenze, il primo brefotrofio specializzato d’Europa e una delle prime architetture rinascimentali al mondo, forse la prima in assoluto, realizzata su progetto iniziale di Filippo Brunelleschi. Tuttora, nella tradizione di assistenza all’infanzia, l’Istituto ospita due asili nido, una scuola materna, tre case famiglia destinate all’accoglienza di bambini in affido familiare e madri in difficoltà, ed alcuni uffici di ricerca dell’Unicef. Con la legge 451/97, l’Istituto è divenuto Centro nazionale di documentazione e analisi sull’infanzia e l’adolescenza, punto di riferimento nazionale ed europeo per la promozione della cura dei diritti dell’infanzia. E dal 24 giugno scorso si è aperto il Museo degli Innocenti, la cui unicità sta proprio nell’aver unito insieme arte, architettura e storia dell’infanzia, in 1456 mq di percorso espositivo disposti su tre livelli e culminanti nel caffè letterario del Verone.

“Si va a vederlo?”
“Un museo sui figlioli abbandonati! Ma che sei fuori di cervello?”

E invece è imperdibile.

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