#luniversosistadilatando

Pubblicato il 28 novembre 2016 da antonella landi

Con i colleghi e le colleghe ci troviamo nel parco all’intervallo.
Tre mesi sono passati dall’inizio della scuola. Si è spiegato, interrogato, somministrato verifiche scritte, corretto un macello di fogliame. Si sono fatte riunioni, Pei, consigli di classe, collegi dei docenti, open day. Si avvicina a gran falcate il giorno del ricevimento plenario delle famiglie. E il registro elettronico non dà tregua, regalandoci mole di generoso lavoro da completare a casa.

“Ma voi non siete stanchi?”
“Io stanco morto.”
“Io distrutta.”
“Io a pezzi.”
“E non vi viene mai da chiedervi: ma chi me lo fa fare?”
“A me almeno una volta a settimana.”
“A me un giorno sì e un giorno no.”
“A me tutti i giorni. Ma del resto che vuoi farci, questo è.”
“Non è vero. Qualcosa da fare c’è.”
“E cosa?”
“Avete presente Io e Annie di Woody Allen?”
“Come no.”
“E ve lo ricordate l’inizio, quando Alvy Singer è ancora un bambino coi capelli rossi, e la mamma lo porta dallo psicologo perché è depresso e non vuole più studiare, e lo psicologo cerca di parlarci e gli chiede: perché sei depresso Alvin? E Alvin dice: l’universo si sta dilatando. E il dottore un po’ basito esclama: l’universo si sta dilatando?! E Alvin ripete: l’universo è tutto e si sta dilatando, questo significa che un bel giorno scoppierà e allora quel giorno sarà la fine di tutto. Al che la mamma s’intromette un po’ isterica e grida: ma sono affari tuoi questi?! E spiega al dottore: ha smesso anche di fare i compiti! Ma Alvin, serafico, ribatte: a che scopo farli? E la madre, sempre più schizzata, squittisce: ma che cosa c’entra l’universo con i compiti! Tu sei qui a Brooklyn e Brooklyn non si sta dilatando! Quando ecco di nuovo il dottore, dolce e carezzevole, parlare ancora con il piccolo: l’universo non si dilaterà per miliardi e miliardi di anni e noi da qui ad allora dobbiamo cercare di godercela!”

Ora, la mia teoria è la questa.
Hanno ragione sia Alvin che il dottore: l’universo si sta dilatando, per cui noi dobbiamo solo cercare di godercela.
Da quando l’ho elaborata e diffusa, ogni impegno incombente viene prima ridimensionato quindi annientato dal mantrico hashtag.

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