Quel fantastico capitano

Pubblicato il 15 dicembre 2016 da antonella landi

Un cervo attraversa guardingo la foresta.
Dietro un cespuglio, due occhi lo fissano a lungo.
Sono gli occhi di un ragazzo, che di lì a poco salta fuori dalle frasche, assale il cervo e lo sgozza.
Inizia in questo modo Captain Fantastic, il film di Matt Ross che propone un modello educativo e sociale controcorrente e affascinante.

Ben e la moglie hanno scelto di crescere i loro sei figli lontano dalla città e dalla società, nel cuore di una foresta del Nord America. Sotto la guida costante del padre, i ragazzi -tra i cinque e i diciassette anni- passano le giornate allenandosi fisicamente e intellettualmente: cacciano per procurarsi il cibo, studiano le scienze e le lingue straniere, si confrontano in democratici dibattiti sui capolavori della letteratura e sulle conquiste della Storia. Suonano, cantano, festeggiano il compleanno di Noam Chomsky, rifiutano il Natale e la società dei consumi. La morte della madre, da tempo malata, li costringe a intraprendere un viaggio nel mondo sconosciuto della cosiddetta normalità: viaggio che farà emergere dissidi e sofferenze e obbligherà Ben e mettere in discussione la sua idea educativa.

Io invece mi sono convinta che hanno ragione e voglio fare come loro, ma non nella scelta iniziale: in quella del finale, al suono perpetuo di Sweet Child O’ Mine versione indie.

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