La mia befana

Pubblicato il 6 gennaio 2009 da admin

La mia befana, da ragazza, era magrissima, ben fatta ed elegante.

Faceva parte di una famiglia molto numerosa: sua mamma di solito dichiarava “dodici figlioli, di cui quattro morti”. In effetti quattro erano scomparsi appena nati. Erano tempi in cui la gravidanza era molto meno seguita, l’alimentazione scarsa e la medicina arretrata.

Gli otto rimasti, però, erano tutti sanissimi e buffi, ma nulla in confronto a quello che sarebbero diventati una volta grandi.

La mia befana, delle tre femmine, secondo me era la più bella. Ma lei si è sempre sentita seconda alla sorella che fu eletta Miss Sorriso a un concorso di bellezza.

La bellezza della mia befana era discreta e delicata. Non era appariscente e non si truccava. I capelli li teneva al naturale e nei vestiti era semplice e sobria.

Quando tolse i calzettoni e infilò calze di nylon, molti ragazzi si accorsero di lei, che non usciva mai da sola ma si faceva accompagnare da una delle due sorelle, quella con il culo a mandolino.

La mia befana era rustica e diretta. A uno che le si propose come fidanzato, disse: “Ma che ti sei visto?” e gli scatenò sul viso una risata forte come una tempesta.

A uno che era bello e sognava di sposarla disse no a malincuore perché faceva il contadino, aveva gli animali e gli rimaneva addosso il puzzo di stalla anche quando si lavava per andare a ballare al Bersagliere a Montevarchi. La mia befana non si è mai spruzzata addosso una sola goccia di profumo in vita sua, ma col puzzo della stalla non ce l’ha mai fatta.

A uno che le avrebbe fatto vivere un’esistenza di agio e di ricchezza disse no perché era basso, tarchiato e la zucca gli luccicava come una palla da biliardo.

Poi una sera al Ragno d’Oro vide lui, e non disse più no a nulla.

Lui era moro, aveva gli occhi neri e profondi, la pelle olivastra e le labbra da baci.

Lo baciò e gli disse sì.

La mia befana ha sempre riso e cantato a squarciagola.

La mattina si alzava, spalancava le finestre, buttava fuori le lenzuola e cantava luglio col bene che ti voglio anche quando era gennaio.

Smise di cantare solo quando lui andò in Africa a lavorare.

Ma quando tornò, lei riprese a cantare più di prima.

La mia befana ha voluto due bambini.

La prima la voleva femmina, il secondo lo sperava maschio.

Il destino decise di accontentarla, perché era sempre felice, rideva e cantava, e una così va accontentata a tutti i costi.

L’unica bugia che quella befana disse ai suoi figli era che la befana esisteva davvero, era una vecchia che volava su una scopa portando ai piedi scarpe rotte e distribuendo dolci ai bambini buoni e carbone nero a quelli cattivi.

Quando i suoi figli scoprirono la verità e vennero a sapere che la befana è un’invenzione messa a punto dai genitori, lei cercò di smorzare l’offesa che essi provavano recitando pochi versi esplicativi in rima baciata:

La befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

la ti porta il trullallà

la befana l’è to’ ma’.

Loro capirono che avere una mamma befana non era poi una tragedia, le perdonarono la bugia e l’amarono (se possibile) ancora più di prima.

Auguri alla mia mamma, la befana più bella e sinuosa della storia.

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