Non l’ho fatto perché ti amo

Pubblicato il 13 febbraio 2017 da antonella landi

Entro in classe e ce lo trovo.
Ha un paio di occhiali con la montatura nera e quadrata, un golfettino a quadri sulle tinte del blu, un Mac argento e un quaderno con la copertina di pelle arancione.
Si chiama Michele. Ci stringiamo la mano.
E’ qui per parlarci del Porto delle Storie, un progetto di Macramè Cooperativa Sociale e Stazione 50013, ispirato al lavoro di Dave Eggers e Ninive Calegari e alla loro scuola di scrittura 826 Valencia, aperta nel 2002 a San Francisco dentro a un negozio per pirati.

“Cosa mi dite se vi dico scrittura?” chiede ai miei studenti di terza.
“Comprensione.”
“Regole.”
“Calligrafia.”
“Cacografia.”
“Carattere.”
“Professori.”
“Libri.”
“Noia.”
“Immaginazione.”
“Errori.”
“Racconto.”
“Personaggi.”
“E la punteggiatura?”
“Anche.”
“La punteggiatura quando si scrive è importante. Ve lo dimostro. Chi di voi ha la ragazza o il ragazzo?”
“LEI!”
“Come ti chiami?”
“Emma.”
“Emma, hai il ragazzo?”
“Ehm, sì.”
“E’ QUELLO LA’ AL PRIMO BANCO!”
“Tu sei il ragazzo di Emma?”
“Ehm, sì.”
“Come ti chiami?”
“Rodolfo.”
“Bene. Immaginate questa situazione. Emma un giorno scrive un messaggino a Rodolfo: MI HAI TRADITO? Lui le risponde: NON L’HO FATTO PERCHE’ TI AMO. Cosa capite?”
“Che non l’ha tradita.”
“Invece sì, l’ha tradita.”
“No, perché dice: non l’ho fatto perché ti amo.”
“Ma scritto così può significare che l’ha fatto per un altro motivo.”
“E quindi?”
“Ci vuole la virgola dopo non l’ho fatto.”

Ma questo era solo l’inizio delle due ore che Michele ha passato insieme a noi.
Talmente belle, che gli abbiamo chiesto di tornare.

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