Londra

Pubblicato il 23 marzo 2017 da antonella landi

Londra per me è la prima volta in cui la vidi, grigia e fatata, dopo averla sognata per venticinque anni; è la prima vacanza lontana dall’Italia e dalla mia famiglia, il senso della libertà e della scoperta, la tappa che concluse un mese di studio della lingua inglese consumato a Bath; è un ostello bianco con le scalettine fuori nel quartiere indiano, i prezzi alti e il cibo osceno.
Londra è quando ci tornai un anno dopo insieme a lui, che non l’aveva ancora vista e che non esitò a mandare a monte il suo viaggio in Grecia per sedersi accanto a me sullo stesso aereo diretto in Inghilterra. E’ pomeriggi a zonzo per le strade e per i parchi, merende a suon di tè e di scones ripieni di burro salato e confettura; una foto sorridente sopra una panchina a gambe intrecciate, baci umidi sull’erba, il Notting Hill Carnival di fine agosto.
Londra è un anno dopo ancora, quando ci tornammo separatamente, dandoci però quella specie di appuntamento al buio, “ti aspetto tra un mese alle cinque in Piccadilly Circus”, senza possibilità di confermare né annullare, privi di recapiti e di cellulari come tanto bene vivevamo; è vederlo in mezzo a tanti e andargli incontro per riconoscerlo davvero grazie al suo profumo.
Londra poi non l’ho più vista, ma per me è ancora tutto questo, e non voglio pensarla violentata come dodici anni fa e come ieri.
Londra per me è una foto in bianco e nero scattata in direzione di una scala in Camden Town, dove passava tanta gente, e dove un ragazzo moro con la coda si voltò a guardarmi, e mi sorrise.

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