Il magico potere del riordino

Pubblicato il 4 aprile 2017 da antonella landi

Due premesse da cui partire: sono un’accumulatrice compulsiva e odio i libri che promettono di cambiarti la vita.
Ma l’altro giorno in biblioteca mi capita tra le mani questo libriccino firmato Marie Kondo, una giapponese con la fissa dell’ordine fisico e mentale. Il titolo mi era molto noto, essendo il testo in classifica tra i più venduti da un monte di mesi. Ma il mio scetticismo era pari almeno al nervoso che tale permanenza mi svegliava in corpo. Chi cazzo leggerà certe stronzate, mi domandavo. Poi l’ho letto anch’io.
Sarà il bisogno interiore di far piazza pulita che mi ronza dentro da molte settimane. Sarà che non sopporto più vivere con le zavorre addosso. Sarà che medito un altro trasloco (sarebbe se non sbaglio il diciassettesimo). Sarà che voglio con tutte le mie forze una vita nuova che non abbia più a che fare con la vecchia. Il librino insomma l’ho divorato in una notte. E il giorno dopo ho stabilito che era il giorno ideale per dichiarare iniziata la rivoluzione. Era domenica, era nuvolo, metteva pioggia, era perfetto.
Marie Kondo impone un ordine preciso a cui attenersi: 1. abbigliamento; 2. libri; 3. carte; 4. oggettistica (declinata in sottocategorie); 5. ricordi. Vietatissimo iniziare a caso. E vietatissimo procedere per stanze, come ho fatto io per una vita (oggi metto a posto la cucina, domani la camera, dopodomani il bagno). Sbagliato! Sbagliatissimo! La svolta è procedere per categorie. E tassativo è rispettare l’ordine imposto dalla giapponesina fulminata. Non so perché mi sono fidata. Ci sono volte nella vita in cui l’istinto non ti fotte. E’ una di quelle volte là.
Il modus operandi esplicitato in questa bibbia del riordino inizialmente può lasciare un po’ interdetti. Prima si butta il più possibile. Poi si riordina il poco (ma buono) che rimane. Di ogni categoria si deve distendere tutto per terra (per cui prima ti fai un culo tanto per dare una botta di lustro ai pavimenti), poi osservare, meditare, attendere, quindi decidere. Butto o tengo? Terrai solo quello che ancora “parla”, perché ancora vivo. Guarda quel vestito. Fallo respirare. E’ stato così tanto chiuso nell’armadio. Ascoltalo. Cosa ti sta dicendo? Un cazzo? Allora c’è una sola cosa che puoi fare. Buttalo via. Ho buttato CINQUE sacchettoni dell’ikea pieni di roba. Compresa la canotta con la scritta Singha presa a Bangkok, la felpina grigia Champion di quando ero ragazza, le sottanone di Koh Tao, il cappotto nero che mi stava sulle palle, i maglioni che non mettevo da tre anni, le gonne che mi stavano strette in vita, gli abitini che mi son venuti a noia, la maglia a righe colorate che tenevo per ricordo. Via tutto! E stamani, rovesciando dentro il cassonetto giallo tutto questo ben d’iddio, ogni carico procedeva di pari passo con ADIEU! liberatori. Addio a tutto quello che è passato, a tutto ciò che non respira, parla, vive più, addio a quello che non ha più senso conservare, agli abiti grinzosi, alle memorie falsate dalla cristallizzazione. ADIEU!
Domani tocca ai libri. La premessa è: mai buttato un libro in vita mia. E invece vedrai che repulisti.

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