I love Inps

Pubblicato il 14 ottobre 2009 da admin

Tra i documenti che obbligatoriamente vanno presentati al sindacato affinché ci venga ricostruita la famosa carriera di cui abbiamo trattato qualche giorno fa, primeggia “l’estratto conto contributivo Inps”.

Primeggia perché fa paura solo a pronunciarlo ed evoca code chilometriche di traffico per raggiungere la sede in viale Belfiore, code chilometriche alla caccia di un parcheggio che non si trova mai, code chilometriche alla Polizia Municipale per il pagamento della multa presa quel giorno che siamo andati all’Inps e siccome non c’era un buco libero per parcheggiare abbiamo abbandonato il veicolo quel paio d’ore in doppia fila, code chilometriche allo sportello Inps per chiedere, farsi fare e ritirare (tendenzialmente non nello stesso giorno) l’estratto conto contributivo.

Rimandavo da una settimana buona la gita in viale Belfiore, trovando facilmente ogni volta qualcosa (qualsiasi cosa) di meglio (molto meglio) da fare (anche nulla).

Nel tardo pomeriggio di ieri però, indignata nei confronti di me stessa e della mia accidia, ho bussato allo zio Gùgol e gli chiesto: “‘Scolta, sai mica come potrei fare per andare all’Inps senza andarci veramente?”.

E lui, in un lampo, mi ha snocciolato lì sul monitor un numerino verde.

Digitando il quale, sono stata accolta da una voce metallica, epidermicamente (debbo dire) fastidiosa.

Stavo per riattaccare, certa di buttare al vento preziosi quarti d’ora della mia fin troppo breve esistenza, quando sono stata riacciuffata al volo da un’operatrice in carne, ossa e voce umana.

Costei prima di tutto mi ha salutata.

In un misto di incredulità e di fiducia, l’ho salutata anch’io e mi sono presentata.

Le ho detto che sono un’insegnante e che per fare la ricostruzione di carriera avrei bisogno bla bla bla.

Lei, gentilissima, carina, affabile, ma non affettata né impersonale, mi chiede i dati, sento che li digita, chiede alcune conferme che le do più che volentieri, svolge insomma il suo lavoro senza tanti fronzoli ma senza neanche l’ombra di uno scazzo personale, indi dichiara: “In una settimana riceverà a casa il documento che mi ha chiesto”.

Ma come! Senza andare in gita in viale Belfiore? Senza fare code sui viali, code per i parcheggi, code allo sportello? Senza dover stare a incazzarsi coi vecchini furbi, con le donnine arpie, coi dipendenti sfavati?

Senza.

Sicura?

Sicura.

Sicura sicura?

(ride) Sicura sicura.

Alla fine della telefonata, la vocina metallica di prima chiede la cortesia di dare un voto al servizio appena ricevuto.

Digiti 1 se è rimasta moltissimo soddisfattissima, 2 se è rimasta soddisfatta ma però, 3 se c’è rimasta un po’ malino, 4 se è convinta di essere incappata nell’unico operatore testadicazzo che provvederemo a licenziare in tronco.

Peccato non fosse previsto un tasto per la laude.

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