Tra le braccia di Oak

Pubblicato il 26 giugno 2017 da antonella landi

Come siamo state bene, tutte insieme, da te, Oak.
Quando, arrivando, ti scorgo tra gli alberi, non vedo l’ora di abbracciarti. Ma tu, li senti i miei abbracci? Lo senti che infilo il naso nel muschio del tuo tronco per farmi riconoscere e riconoscerti? Lo senti il nodo in gola che mi prende, quando faccio il conto delle volte che ti ho visto e mi accorgo che ogni volta stavo meglio della volta precedente, fino a questa volta, che stavo bene veramente, bene fino in fondo, bene senza neanche una riserva? Non avevi nubi a farti da cappello, Oak, e nemmeno io, tutto era sereno, intorno a te e dentro me.
Quanto abbiamo chiacchierato, bevuto e mangiato, sotto di te, mentre tu usavi il vento per far suonare le tue foglie. Avevamo con noi anche le chitarre, come è stato bello quel concerto notturno sotto le stelle, in mezzo alle lucciole, spettinate da quell’aria profumata di origano, di rucola, di menta. E come sono state buone quelle cene preparate nella grande casa in pietra e consumate nel tavolo ai tuoi piedi. Com’è bello stare scalzi per tre giorni, Oak. Vestirsi con niente, lavarsi con moderazione perché da te c’è solo acqua piovana, annusarsi e ridere perché puzziamo di esseri umani. Come si ritorna umani accanto a te, Oak.
E come si dorme bene a fare il giro delle camere, una sera quella di mezzo, un’altra quella padronale, e una mattina ritrovarsi a letto tutte insieme nella camera più piccola, in mezzo ai cani, a ridere di niente, a sentirci grate.
Ti ho fatto tante foto, Oak.
In questa sei venuta benissimo.

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