Per una merda

Pubblicato il 24 luglio 2017 da antonella landi

L’ultima tappa per dichiarare definitiva la guarigione di Vanda era la liberazione intestinale. Solo defecando avrebbe fugato ogni dubbio su eventuali occlusioni interne. Ma nel giorno della convalescenza, trascorso tra il letto e l’aiuola vicina a casa, neanche un vago gesto di acquattamento, preludio d’imminente odorosa sfornata. Braccata con gli occhi ad ogni suo passo, Vanda faceva pipì e poi chiaramente chiedeva di tornare lì da dov’era venuta. In casa. Tra la penombra delle persiane abbassate. Nel silenzio discreto riservato ai malati. Sopra il suo guancialone azzurro.
Ieri mattina però, alle ore 10, in un parco ancora deserto di Villa Demidoff, annusicchiando le terre qua e là, Vanda si è bloccata all’improvviso, ha piegato le zampe posteriori, si è messa in punta di piedi, ha accostato le orecchie alle guance, ha stretto gli occhi a fessura, ha rilassato lo sfintere, e l’ha fatta. Un po’ scioltina, esteticamente meno riuscita del solito, più maleodorante di sempre. Ma l’ha fatta.
Non ero mai stata tanto felice in vita mia per una merda.

Comments are closed.