Le ultime cose

Pubblicato il 25 luglio 2017 da antonella landi

La nostra ultima sera è all’insegna dell’intimità.
Abbiamo due inviti, entrambi in Valdarno, gentilmente li rifiutiamo e restiamo a casa, noi due, da sole.
Aspettiamo che la calura passi e che il sole scenda per la nostra ultima passeggiata al tramonto, stavolta più lunga e lento pede, senza il rispetto dei tempi che impongono gli appuntamenti, con la serata davanti tutta per noi.
Al parco delle Cascine ci arriviamo quando il sole è arancione e gli atleti fanno piegamenti; l’unico piegamento nostro è verso la fontanella per abbeverarci e bagnarci la testa. Te lo ricordi Vanda? Anche la prima sera in cui sei arrivata ti ho portata alle Cascine. E anche quella prima sera eravamo io e te, da sole. Avevamo venti giorni davanti da vivere insieme e per quanto ti conoscessi non avevo idea di quanto felici sarebbero stati. Hai fatto volare il mese che mi risulta più lungo tra i dodici di tutto l’anno. Alla gente non passa mai novembre. Io non vedo l’ora che arrivi. Ma quest’anno luglio è stato fresco e leggero, allegro e breve, l’afa non l’ho neanche sentita e quando ho cercato di sfuggirla, l’ho fatto per te.
Sulla via del ritorno mi compro un take away orientale, ho voglia di celebrare questa ultima cena con un sapore diverso, a te metto tra le crocchette noiose una punta minuscola di sapidità, e anche la tua diventa una cena speciale, che forse ricorderai domani, dopodomani, mangiando nella tua casa con due giardini.
Dopo cena ci stendiamo insieme vicine a fare niente, soltanto guardarci, cosa pensi tu, Vanda, quando mi guardi? Ma alla fine di questa avventura, hai davvero capito chi sono? Ti ricordavi un poco di me? Di quando ti chiamavo “Tck!” tornando da scuola, di quando ti accarezzavo pianissimo gli occhi finché non li chiudevi e ti addormentavi? Ti ricordi della casa in cui abitavamo, del caminetto che c’era nell’angolo, della tua cesta imbottita messa lì vicino? Ti ricordi di quella volta che a Borgo San Lorenzo sei andata a correre sul laghetto ghiacciato e il ghiaccio si è rotto e tu e tuo fratello siete finiti dentro l’acqua gelata? Te lo ricordi quant’ho gridato, con le gambe nel lago fino alle ginocchia, per chiedere aiuto a quel signore che è corso con in mano un palo che aveva in cima un gancio perfetto per afferrarvi dal collare? E il Moro che ha chiuso bottega per correre a vedere come si stava? Com’è stata breve la vita con te, Vanda. Ma com’è stata sempre bella.
La notte arriva che noi già dormiamo. Ci sveglia il pensiero dell’ultima passeggiata lungo il viale, dove in questi venti giorni abbiamo incontrato tanti altri cani, per mano ai loro umani, come noi due.

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