Temporale

Pubblicato il 12 agosto 2017 da antonella landi

Un bubbolìo lontano. . .

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

A Pascoli i temporali piacevano talmente tanto, che a uno dedicò perfino una poesia densa di cromatismi e onomatopee.
Ronfavo della bella all’alba, stanca per il viaggio di ritorno dalle montagne lontane e paga della gioia di riavere Vanda a casa, intanto fuori imperversava una bufera grandiosa, quand’ecco un suono. Quel suono. Le unghiette sul parquet della camera da letto. Mai foriere di buone nuove.
“Che hai?!”
“…”
“Perché tremi?”
“…”
“Non ti sentirai di nuovo male!”
“…”
“Vuoi salire su a fare l’abbracciatino?”
“…”
“E allora che vuoi?”
“…”
“Ma dove vai?”
“…”
“Perché ti nascondi?”
“…”
“Vuoi che stia con te?”
“…”
“Ma stai ansimando!..”
“…”
“Tieni tutta la lingua fuori…”
“…”
“(E onestamente non me la sentirei di dire che la tua alitosi è migliorata.)”
“…”
“Vuoi che ti accarezzi?”
“…”
“Così va bene?”
“…”
“Ma non dirmi che una canina fiera e coraggiosa come te…”

Così, benché la veterinaria di Viale Europa mi abbia tassativamente proibito di spippolare in rete alla ricerca di improbabili risposte ad allarmanti quesiti canini, digito cane-paura-temporale.
Possiamo per esempio adottare la pratica dell’allegria, ovvero nel momento in cui si verifica l’evento traumatico (tuono) noi facciamo sì che il cane associ ad esso una cosa positiva e non negativa. Possiamo per esempio giocare con lui in maniera entusiasta, dargli dei bocconcini, fare finta che quando c’è il tuono sia il momento del gioco e del divertimento. Quindi avvicinati a lui in modo discreto, siedi accanto a lui, come se anche tu ti stessi rifugiando, cerca il contatto fisico.

E insomma erano le cinque del mattino e noi ci siamo ritrovate accucciate addosso a un angolo a mangiare biscotti, tirarci palline e raccontarci barzellette.

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