Nel profondo Veneto

Pubblicato il 22 agosto 2017 da antonella landi

C’è questa canzone de Le luci della centrale elettrica, che parla di lei che lascia la sua terra natale, il Veneto appunto, per trasferirsi a Milano e tentare un futuro migliore. Purtroppo le cose non vanno bene e lei con dissimulata indifferenza torna a casa dai suoi genitori (nel profondo Veneto, dove il cielo è limpido, dove il sole come te è sempre pallido). Si lascia dietro una serie di macerie e di false speranze, di case in cui avrebbe voluto vivere, di ritmi per realizzare l’impossibile. Ma adesso può non pensare più alla sua immagine, può essere più trasparente, può ritornare sconfitta e contenta facendo finta di niente (nel profondo Veneto, quello senza traffico, dove il terreno come te a volte è arido), in quella terra dove ci sono due bar, una chiesa, una farmacia, un negozio di alimentari e, no, non c’è la stazione; dove non c’è niente da dire, niente da spiegare, c’è solo da esistere e lasciare correre (nel profondo Veneto, dove il cielo è limpido, dove il sole come te è sempre pallido. Nel profondo Veneto, quello senza traffico, dove il terreno come te a volte è arido). Nonostante questo, tutti le leggeranno in faccia che quando era a Milano faceva l’amore quasi tutte le sere e che dormiva pochissime ore. Le leggeranno in faccia una vaga idea di futuro migliore.

Questa canzone è una delle mie preferite, tra quelle scritte dal grande Vasco Brondi; durante la scuola la svalvolo a volume massimo guidando verso il liceo e ci canto sopra a squarciagola. Le mie amiche dicono che il Valdarno è il mio profondo Veneto. Un luogo da cui sono fuggita ma a cui torno sempre, tirata come da un elastico da quella forza primordiale, mistura salvifica e letale di odio e amore, a cui è impossibile sottrarsi.

“Ci vediamo oggi?”
“Non posso. Vado a trovare il babbo.”
“Nel profondo Veneto?”
“Sì, nel profondo Veneto.”
“E ci porti anche Vanda?”
“Sì, ci porto anche Vanda.”

Del resto, come me, Vanda nel profondo Veneto ci è nata. Come me un giorno se n’è andata. Come me ci torna sempre volentieri. Perché nella sua asprezza il profondo Veneto è morbido come un divano e due cuscini in cui affondare il viso e fare una bella dormita, abbandonando anche le orecchie al proprio destino.

fullsizerender-18

Comments are closed.