L’eterno riposo

Pubblicato il 6 settembre 2017 da antonella landi

Quando mi trasferii in questa casa, ne combinai subito una.
Un giorno assolatissimo ed afoso, rientrando da non so più dove, entrata nel parcheggio privato condominiale, nel fare una manovra distratta dalle note di una canzone di Vasco (ma dove vai, ma dove vai, tanto oramai sei mia), urtai distrattamente uno scooter. Detto scooter andò ad adagiarsi sul vetro della porta di un garage, che si frantumò in mille pezzi. Scesa dall’auto per sollevare lo scooter (oh issa oh issa), me lo vidi scivolare dalle mani e andare a schiantarsi su una macchina nei pressi parcheggiata.
Porta a vetri del garage, scooter e macchina ammaccata appartenevano ai medesimi proprietari.
Richiamati dal grandissimo casino di vetri rotti e lamiere contorte, si affacciarono alla finestra: marito, moglie, figlio maschio e figlia femmina.
Incazzati neri.

Alzai le mani, dichiarai il mio nome e il mio cognome, dissi che ero assicurata.
M’invitarono a salire.
Mi offrirono dell’acqua fresca.
Lasciai i miei dati.
Mi lasciarono i loro.
A tutto il resto pensò l’assicurazione.

Ma noi ci eravamo scambiati i numeri di telefono.
Diventammo incredibilmente amici.
La figlia lavorava a Istanbul.
Il figlio, dopo il lavoro, passava tutti i giorni a salutare i suoi.
La madre a un certo punto raggiunse la figlia nella città turca.
Il padre, rimasto solo, oziava spesso sotto casa aspettando che qualcuno si fermasse a fare due parole.
Mi fermai spessissimo con lui.

Ieri il padre è morto.
I figli mi hanno scritto per farmelo sapere.
Sono andata al funerale.
Durante la funzione ho scoperto che il padre è stato un giocatore della Fiorentina negli anni Cinquanta.
Che andò poi a giocare a Torino poco dopo la tragedia di Superga.
Che poi passò al Livorno.
E infine divenne un amatissimo allenatore dei giovani gigliati.
E insomma mi son detta com’è strana la vita.
Un giorno parcheggiando spacchi la porta del garage, lo scooter e l’automobile a qualcuno.
E quel qualcuno entra nella tua esistenza in punta di piedi.
Ma per sempre.

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