Raffica

Pubblicato il 15 settembre 2017 da antonella landi

Al pianterreno del palazzo adiacente al nostro vive Raffica.
Un cane marroncino, quasi giallo, secco e schizzato, agile e scattante, velocissimo e nervoso.
Preso al canile, Raffica non ha ancora metabolizzato l’idea che la vita di merda per lui è finita ed è iniziata la pacchia. Perennemente in tensione, Raffica è territoriale.
“Il palazzo è mio, il parcheggio è mio, il viale è mio. Tutte le aiuole sono mie. Le auto parcheggiate sono mie. Gli alberi sono miei. Gli uccelli appollaiati sopra gli alberi sono miei.”
Il dramma è che questo accentuato senso del possesso si sposta con lui, come se Raffica fosse circondato da un’aura che -come la civetta- dice tuttomìo.
Lo incontrammo un paio di settimane fa, la sera dopo cena.
“Il marciapiede è mio, le strisce pedonali sono mie, i bidoni della spazzatura sono miei.”
“Ciao, mi chiamo Ubaldo, ma chiamami pure Bobi.”
“Anche tu, Bobi, sei mio.”
Bobi ci ha riflettuto su una quindicina di giorni, poi ha deciso che a lui del possesso non gliene fotte niente, quindi gli va bene, basta giocare e rotolarsi insieme per le terre, di cui Raffica è il solo ed unico padrone.

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