Il nostro buon Natale

Pubblicato il 26 dicembre 2017 da antonella landi

Quando c’era la mamma, i Natali erano tutti rigorosamente a casa, con lei che si faceva un gran culo a cucinare e noi che c’ingozzavamo (anche) per farla contenta. Oltre che Sgomèa, infatti, la mamma era soprannominata Vaffinito, perché questo era il suo mantra (più che un’esortazione, una minaccia) ripetuto all’infinito a ogni portata. Tra il pranzo e la cena intercorreva un pomeriggio di bolle, sonnellini e passeggiate con le quali (inutilmente) tentavamo di far posto alle pietanze della sera.
Adesso che la mamma non c’è più, il babbo ogni Natale ci porta a pranzo fuori. E se il primo andammo per i fatti nostri al mitico Pin Rose, localone destinato ai matrimoni di tutti i valdarnesi, dal secondo in poi ci siamo aggregati ai nostri (tanti) parenti approfittando del fatto che il marito di una figlia del (defunto) Conte Max possiede un ristorante col giardino e la piscina. In queste occasioni cerchiamo sempre di fare tantissimo casino con cui onorare la memoria di chi ci ha lasciati per sempre.
Il programma è fisso e prevede ritrovo e sosta a casa del Rondine, che ci accoglie con un aperitivo di gran classe; sventratura dei pacchetti, esultanza e ringraziamenti per i regali ricevuti, musica e qualche ballo, quindi partenza per il ristorante, a due minuti d’orologio da lì.
Il ristorante è sempre esaurito e, poiché siamo ingombranti nel numero e nelle manifestazioni d’allegria, il personale ci piazza a un lato del salone finestrato. Inizialmente ci limitiamo a discorrere con quelli accanto. Alla fine ci vociamo da parte a parte. Quest’anno c’erano due grosse novità: la cugina S. incinta di 5 mesi, e io neo-mamma di Bobi, ospite d’onore della tavolata.

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