Il ladro di cornetti

Pubblicato il 4 marzo 2018 da antonella landi

I cornetti con le mele sono la mia specialità da tempi immemorabili.
Me li insegnò la mamma; io li ripropongo solo a chi mi sta molto a cuore. Per esempio Robert Redford, il collega di Storia dell’Arte che questa sera mi ha invitata a cena a casa sua.
Si prende una zuppiera e ci si butta (a occhio) un monticino di farina, ci si fa una buchina in mezzo e la si riempie di zucchero, poi si aggiunge un uovo intero, un barattolino di yogurt magro, una bustina di lievito, una grattatina di buccia d’arancia, un pizzichino di sale, e si comincia a girare con un mestolo di legno. Quando la pasta inizia a farsi, si abbandona il mestolo e si va di mani, tutt’e due, aggiungendo quadratini di burro salato. Precedentemente si sono sbucciate, affettate e messe a sbollentare in un dito d’acqua delle mele.
Si conferisce alla palla di pasta la lunga forma di un cilindro, da cui si ricavano palline tipo quelle per la pizza. Con il matterello si spianano le palline, tagliando i dischi in quattro spicchi all’interno dei quali si sistemano le mele sbollentate; si chiude il triangolo e gli si dà la tipica conformazione a corno. Un quarto d’ora in forno a 180 gradi e sono pronti: una spolverata di zucchelo a velo e siamo pronti per la cena.

Mentre chiacchieravo e ridevo molto al telefono con Collega Ricciolona, Bobi ha fatto un salto, ha afferrato due cornetti ancora crudi tra le fauci ed è fuggito a ingoiarli quasi interi sul tappeto in sala.

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