Un direttore a cena

Pubblicato il 11 marzo 2018 da antonella landi

Filippo lo conobbi quando abitavo nella Casa del Sorriso. Il Buccino prese a frequentare un coro e me lo presentò: “Questo è il nostro direttore”.
Era nato a Napoli, ma il grosso della vita l’aveva speso qui. Diplomato al Conservatorio, aveva provato a insegnare musica alle scuole medie: “Acca’ nisciun’è fess’”, pensò dopo qualche ora di supplenza in mezzo ai ragazzini, non ci tornò più e decise che vendere libri usati era meno logorante.
Quando il coro si esibiva andavo spesso ad assistere allo spettacolo. Lo spettacolo era Filippo stesso che, di spalle al pubblico, muoveva dolcemente le braccia per guidare gli elementi, ma poiché il Buccino steccava (sì, Buccino, ora te lo posso dire: a cantare facevi cacare), tra i gesti leciti della direzione inseriva di sovente le movenze inequivocabili che di solito si accompagnano alle espressioni “ma che cazzo fai?!” o “dopo ti faccio un culo così”.
Filippo è ironico, buffissimo, mite e sfavato.
Negli anni in cui vivevo a Bergamo intercorse tra di noi una corposa corrispondenza epistolare. Cartacea, ché le mail non c’eran mica.
La vita di Filippo è tutta artistica (la casa, le storie d’amore, le amicizie, i magazzini) e guarda caso suo figlio, che adesso ha diciassette anni, fa la quarta al mio liceo.
“Insomma, m’inviti a cena a casa tua sì o no! Sono quattro anni che lo dici.”
E così l’altra sera l’ho invitato.
Filippo ha una bellissima pancia rotonda che mi verrebbe sempre voglia di abbracciare; mangia volentieri tutto e dà soddisfazione alla cuoca. Graditissime sono state le mafalde corte con carciofi e porri, reiteratamente ripreso il pollo alle erbe provenzali, lodata la peperonata con patate.
La schiacciata alla fiorentina se l’è portata tutta a casa.
Dopo cena gli ho fatto i King. Non ha creduto a una sola parola del mio ispirato vaticinio.

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