Pupi siamo

Pubblicato il 23 marzo 2018 da antonella landi

Finale col botto per l’appuntamento settimanale “Porta un genitore in classe”.
Ieri è stato il turno del babbo della nostra Attrice, la studentessa di quinta che da tre anni allieta me e i suoi compagni con letture interpretative e recite scoppiettanti di brani da imparare a mente.
Suo padre, Marco Natalucci, attore professionista, è venuto al Liceo Artistico di Porta Romana per portare in scena Pupi siamo, uno spettacolo interamente dedicato a Luigi Pirandello. Sai che palle, penserete. E invece no. Perché se Pirandello quando andavate a scuola vi è sembrato peso, sappiate che c’è modo di raccontarlo anche senza tediare, ma al contrario, coinvolgendo e commuovendo un pubblico di adolescenti. Basta scrivere un testo originale e incastrarci con sapienza e gusto i migliori brani della produzione pirandelliana, dal Berretto a sonagli al Fu Mattia Pascal, da Uno, nessuno e centomila a Ciaula scopre la luna, dall’Enrico IV all’Uomo dal fiore in bocca, dai Sei personaggi in cerca d’autore ai Giganti della montagna. E perfino la deliziosa Favola del figlio cambiato.
Babbo Marco non è venuto da solo. Con lui c’era l’ideatore e autore stesso dello spettacolo, l’attore Gianfranco Quero, siciliano puro dai tratti incredibilmente pirandelliani, che pensò e scrisse un testo simile a questo per portarlo in scena, da solo, in molti luoghi d’Italia. Poi incontrò Marco Natalucci, e quel testo da solista (che già funzionava a meraviglia) venne riadattato per un duo di colleghi e amici che sul palco s’incontrano, si scontrano, bisticciano, canticchiano, parlano all’unisono in perfetta sincronia. E come Pirandello proiettava le persone dalla vita reale nei suoi racconti letterari e teatrali, così Quero e Natalucci trasportano lo spettatore dalla vita vissuta alla vita narrata.

La sorte ci s’era messa d’impegno a cercare di compromettere la mattinata.
Un collega ci ha fottuto l’Aula Magna, luogo più raccolto e teatrale, scelto ai tempi insieme a babbo Marco come location dell’evento. Al suo posto c’hanno rifilato la Gipsoteca, sì, molto più bella e preziosa, ma troppo tutto: troppo grande, troppo luminosa, troppo rimbombante, troppo fredda. Guai a voi se ci mangiate dentro, tuonavano i bidelli quando hanno visto passare i sacchetti con il cibo del rinfresco finale.
E insomma ci siamo un po’ ingegnati e l’abbiamo sfangata: le sedie si son messe a semicerchio sotto le palle della statua del David, gli attori si son fatti cambiare nell’immenso magazzino dove son riposte tutte quelle opere che non trovano possibilità di esposizione dentro il grande liceo, a Cece abbiamo messo in mano il palo per microfonare l’audio nella registrazione e a Prince abbiamo ordinato le riprese per tirarci fuori un video.
Marco e Gianfranco erano interdetti. Nulla avrebbe funzionato.
E invece tutto è stato perfetto, e sembrava che ci fossero la penombra, l’acustica, l’atmosfera perfetta dei teatri, quando loro sono entrati in scena, così vicini a noi che quasi ci sembrava di toccarli, e ci sfioravano camminando, e ci fissavano guardandoci, così che quasi ci è parso di essere in scena insieme a loro, e che Gianfranco fosse davvero Pirandello, con quel suo eloquio lento ed elegantemente siculo.

Adesso che tutto è finito, lo spettacolo ma anche tutti i giovedì coi genitori, io credo che ai ragazzi resterà per sempre il ricordo di questa cosa strana organizzata insieme a loro, dove i babbi e le mamme non sono stati soggetti esterni ed estranei alla scuola, ma parte fondamentale della scuola stessa, lezione vivente di esperienza vera.
E Pirandello sarà per noi sempre qualcuno di molto, molto caro.

Grazie a tutti i genitori che sono venuti a trovarci, generosamente, senza percepire un euro.
Grazie a Marco Natalucci e Gianfranco Quero per averci regalato l’Emozione.

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