Che fai, piangi?!

Pubblicato il 14 aprile 2018 da antonella landi

Ed era logico che, dopo tanti pensieri, dopo tanta tensione, dopo tante fantasie orrorifiche, lui arrivasse.
Propio lui, il crollo emotivo.
E’ giunto alle 7:45, appena entrata in ottagono e incontrato Robert Redford, il collega di Storia dell’Arte.
“Cos’hai? Ti vedo cupa.”
Come al cospetto di un analista, ho preso a dirglielo, cosa avevo.
Fondamentalmente una cosa sola: il terrore che, per qualcosa che dovesse andare storto nella gita, il rapporto profondo, affettuoso e speciale che ho con la mia quinta possa andare a puttana. Un lungo triennio amoroso di complicità e collaborazione in fumo nel giro di cinque miseri giorni fuori patria.
“Ti capisco perfettamente” ha detto lui.
Mi è bastato.
La gola mi si è chiusa e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Certi goccioloni salaticci mi scendevano sulle gote. Piangevo.
“Ma che fai, piangi??”
Sì, piangevo. E il trucco accurato del mattino si scioglieva mentre altri colleghi penetravano nell’atrio e si accorgevano di me.
“Che fai, piangi?”
“Piangi?!”
“Piangi???”
Sì, piango, va bene? Cosa volete?, piango. Non si può? Cos’è, siccome rido sempre, credete che io non pianga mai? Che sia un’oca giuliva? Che non abbia mai preoccupazioni? Invece ce le ho, va bene? Contenti? E c’ho un mattone nello stomaco che non si sposta mai, e la notte mi sveglio madida, e abbraccio stretto Bobi perché anche l’idea di stare senza lui per cinque giorni mi devasta. Io lo dicevo, che non ho più l’età per andare in gita, che in gita ci si va quando si è incoscienti, ci si sente ancora studenti e ci si scorda di fare l’appello sistematico ogni paio d’ore. Alla mia età si resta a casa, immersi nei propri affetti solidi, nelle proprie sicurezze statiche, nella quotidianità rassicurante e consolatoria.

“Profe, mi guardi. Sono io, l’Irene. Lei mi conosce. Sono io, sono così. Anche in gita sarò così, e sarò sempre io. Non deve temere niente. Questa gita è il nostro viaggio. Lo abbiamo aspettato tanto… ricorda? E’ dalla terza, quando ci conoscemmo, che ce lo promettiamo. Perché ha paura che potremmo litigare? Dobbiamo essere sicuri e felici. Io lo sono tantissimo. Profe, si fidi. Deve fidarsi.”

E allora io mi fiderò.

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