Tuttidieci

Pubblicato il 16 maggio 2018 da antonella landi

Tuttidieci, capelli biondi e occhiali da vista, il primo giorno di scuola a settembre entrò in classe e alzò la mano. Con la voce un po’ lagnosa, parlando un ottimo italiano ma strascicando un po’ la c da brava fiorentina, domandò: “Scusi professoressa, posso chiederle una hosa?” Mi vidi costretta a concederle la parola. “Vorrei che lei mi honsigliasse un buon vocabolario della lingua italiana che possa affiancarmi nel lavoro di huesto quinquennio alla scuola superiore. Penso he quello he usavo alla scuola media non sia più adatto. Lei he dice?” Io avrei voluto dire ti conosco da dieci minuti e ho già voglia di strozzarti, invece dissi: “Certo cara, sarò lieta di suggerirti qualche autore” e gliene scrissi una piccola lista su un foglietto, su cui primeggiava il mio preferito, il Devoto-Oli. “E’ un po’ difficilotto, ma senza dubbio il migliore.” Tuttidieci naturalmente prese quello.
Quando Tuttidieci alzava la manina (tutti i giorni, a tutte le ore) io quella manina gliel’avrei mozzata tanto volentieri perché interpretavo i suoi interventi come il tentativo di mettersi in mostra con l’insegnante e coi compagni.
Un giorno Tuttidieci, durante la prima verifica di Italiano, mi raggiunse alla cattedra e chiese di potermi dire una parolina all’orecchio. “Dimmi pure” concessi vagamente scocciata, ma feci di tutto perché lei non se ne accorgesse, però chissà, secondo me lei se ne accorse e forse anche qualcun altro. “Quando ero alle medie la mia professoressa non gradiva il mio stile di scrittura, lo reputava frivolo, troppo personale, e mi horreggeva sempre, anche la punteggiatura, perché sehondo lei io usavo troppi punti esclamativi.” “Ed è così? -le chiesi- Tu usi molti punti esclamativi?” “A me sembra di usare quelli he ci vogliono. A lei piacciono i punti esclamativi, professoressa?” Madonnina benedetta e santa aiutami a non strozzare con le mie stesse mani questa ragazzina, pensai tra me. “Non molto -le risposi invece- e generalmente non più di uno in tutto un tema. Uno scrittore ha detto: il punto esclamativo è un applauso che l’autore fa a se stesso. Penso che uno basti e avanzi. Tu che dici?” “Ha ragione, farò come dice lei.”
E così corressi il primo tema di Tuttidieci. Scriveva bene. Scriveva molto bene. Iniziai a tenerla d’occhio.
Nel corso dell’anno scolastico Tuttidieci non ha fallito un colpo. Ella studia sempre, studia tutto, interviene con criterio alle lezioni, si offre per lavori straordinari, svolge dei questionari da paura, risponde a tutte le domande, chiede approfondimenti, e non si stanca mai.
Tuttidieci si chiama così perché io le metto sempre tutti dieci, e glieli metto perché se li merita tutti, dal primo all’ultimo, senza se e senza ma.
Col tempo ho imparato a conoscere il carattere di Tuttidieci: è tenace, curiosa, disponibile e generosa. Sempre sorridente, educatissima, e pure simpatica. Ma più di ogni altra sua caratteristica c’è un aspetto che mi ha fatto desistere dall’istinto di strangolarla. Tuttidieci ama imparare. Lei desidera, proprio visceralmente, conoscere, sapere, indagare, approfondire. E’ qualcosa di cui non sa fare a meno, qualcosa che le dà una gioia infinita. Studiare, per il semplice piacere di imparare tutto quello che c’è stato, c’è e ci sarà, è lo scopo della sua vita, in cui però trovano spazio anche le amicizie, il divertimento, le uscite, le cose più superficiali, il modello di un vestito, il taglio dei capelli.
Adesso io lo posso dire, amo Tuttidieci, e non vedo l’ora che arrivi lo scrutinio di giugno per metterle tutti dieci anche in pagella.

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