Febbre a 40 (e un forasacco)

Pubblicato il 30 maggio 2018 da antonella landi

Venerdì, sabato e domenica siamo stati al mare.
Una casina in mezzo alla campagna di Baratti, e mentre Micino da Scansano tornava ad esplorare libero nel verde, noi sperimentavamo l’incredibile dog beach di San Vincenzo e in tre giorni facevamo un’overdose di cani, sabbia, corse, inseguimenti, rotolamenti, buche, abbai, capitomboli, tuffi, sole. Ma ecco, improvviso, al terzo giorno, il crollo psico-fisico.
“Sarà stanco. Ha dato tutto. E’ cotto. Una bella dormita nel lettone e domattina sarà fresco come una rosa.”
Invece lunedì all’alba Bobi era moscio come una rosa appassita.
“Non avrà ancora recuperato. Quando tornerai da scuola dopo le tue quattro ore lo troverai rinato.”
Invece l’ho trovato semimorto.
“Senti cosa dicono i veterinari sotto casa tua.”
Ma dai veterinari c’era la coda e allora per distrarlo e vedere se reagiva l’ho portato alle Cascine dai suoi amici.
“Vieni, dai, andiamo da Giotto e Kira, ti aspettano!”
Lui però metteva a stento un passo dietro l’altro e ciondolava quel capone tutto naso e orecchie. Avrei dovuto capire e tornare indietro. Invece, certa che l’amicizia possa compiere più miracoli delle medicine, l’ho spinto ad andare avanti. E siamo arrivati al pratone dell’anfiteatro.
Infrascarsi in un cespuglio e beccare un forasacco nella narice sinistra è stato tutt’uno. Starnuti e muco, muco e starnuti. Poi, orrore, il sangue.
Quindici chili di cane tra le braccia e una corsa a perdifiato sotto la cappa irrespirabile di afa fino all’auto; uno zig zag tra il traffico; un parcheggio inventato; i pugni alla porta dei dottori.
“Va addormentato e operato.”
E menomale ho fatto in tempo a dirgli che già prima del forasacco non stava tanto bene. Un termometrino in culo e un numero enorme: “40. Impossibile procedere con l’intervento.”

E quindi il forasacco è ancora lì, rimbozzolito in un cantuccio al buio, bloccato nella sua corsa sempre in avanti da un meandro salvatore. Noi invece tutti concentrati sulla febbre, data da un’infezione non meglio identificata, che ha sballato le analisi buttando i globuli bianchi alle stelle. Facciamo i turni col lavoro per non lasciarlo solo. Veglie notturne per controllare che respiri. Pezzole fradice su quella testa a cupolino per rinfrescare la sua temperatura. A fare piscia e cacca ce lo porto in collo. Lui pare il ritratto della disperazione.

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