L’ultimo tema

Pubblicato il 23 giugno 2018 da antonella landi

“Professoressa, basta con queste esercitazioni sulle tipologie della prima prova scritta della maturità. Basta analisi del testo, saggi brevi e articoli di giornale. A noi non piacciono, esattamente come a lei. A noi piace il vecchio caro tema, come a lei. Ce ne dà ancora uno?”
“Sì, ci dia l’ultimo tema!”
“E’ vero, l’ultimo, da consegnarle all’ultima lezione!”

A me, in 26 anni d’insegnamento, mai nessuna classe aveva chiesto questo, con questa passione. L’ultimo tema. Nessuno aveva ricopiato la traccia, inventata su due piedi e scritta alla lavagna, con l’acquolina nel cervello all’idea di metterci le mani sopra e iniziare a scriverlo.

Anno 2080: se ormai un ottuagenario e, in una scatola dimenticata da tempo in soffitta, ritrovi per caso una foto scattata in quel lontanissimo anno scolastico 2017/18, quando frequentavi la quinta liceo all’Artistico di Porta Romana. Improvvisamente volti, nomi, situazioni, aneddoti, risate, angosce, emozioni ti ritornano alla memoria con la freschezza un po’ offuscata dal tempo. Intorno ad essi, il quadro sociale di un’epoca definitivamente tramontata. Racconta.

E gli confido che questa traccia s’ispira a un libro edito da Sellerio ormai introvabile perché mai più andato in ristampa, firmato da Marcella Olschki, Terza Liceo 1939, i suoi ricordi da liceale nel ventennio, la memoria amara e struggente della gioventù. E gli racconto che tanti anni fa invece quel libro lo davo da leggere alle classi che amavo di più e che stavo per lasciare. E poi chiedevo loro di fare un tema analogo. E venivano fuori dei piccoli capolavori.

E loro lo scrivono, e poi chiedono di leggerlo in classe davanti a tutti nella nostra ultima lezione, ultima capisci?, vuol dire che non ce ne saranno altre, che sono finite per sempre, che non ci rivedremo più, almeno in queste aule, tra questi banchi, che il nostro tempo è terminato, questi tre anni che sembrano iniziati ieri sono già sfumati e da domani saremo altro, saremo “ex”, ex alunni, ex professoressa, e magari ci vedremo fuori o verranno a trovarmi a casa, ma questa quotidianità perfetta, mai intaccata da una lite, mai inquinata da uno scontro, sempre perfetta e gioiosa, è finita.
Ed è chiaro che ci mettiamo a piangere. Tutti quanti. Come bimbi.

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