Vieni, c’è una strada nel bosco

Pubblicato il 25 giugno 2018 da antonella landi

La mamma la cantava sempre, questa canzone de’ suoi tempi, vieniii… c’è una strada nel boscooo… il suo nome conoscooo… vuoi conoscerlo tuuu?.., che era uno dei suoi cavalli di battaglia quando rifaceva i letti, insieme a Avevo una casetta piccolina in Canadà, Mamma solo per te la mia canzone vola e Sei grande grande grande come te sei grande solamente tu. Così ho ripensato molte volte a lei, durante la settimana trascorsa nella casa nel bosco, isolatissima da tutto e tutti, sola con i tre maschi della mia vita, in questa parte di vita.
Per arrivarci si doveva uscire a Donoratico e, una volta superato il paese, il forno Tani e il baracchino della verdura a chilometri zero, tagliare per i campi di una fattoria di cui non si intuivano i confini, e proseguire sullo sterrato fino a un grande cancello chiuso da un lucchetto arrugginito. Poi, una volta dentro, era come entrare in una fiaba. Pineta pineta e pineta a perdita d’occhio. E un tappeto d’erba e d’aghi in terra, e pigne piene di pinoli, e uno stagno con le calle, e un recinto con quattro maiali e una cinghiala che ci s’era intrufolata di soppiatto e che portava in giro una decina di cinghialini a righe. La casa, su un unico piano, col fontanello d’acqua sull’entrata e due tavoli esterni per mangiare fuori, era arredata alla buona, coi mobili scompagni rimediati chissà dove, senza la televisione, senza la connessione, senza nulla che ricordasse il secolo in cui siamo a parte l’acqua calda e il gas per cucinare.
Una manciata di giorni a fare niente se non leggere, giacere, passeggiare, cuocere pastasciutta al pesce fresco, e in cinque minuti raggiungere una spiaggia deserta con l’accesso privato. Il cane e il gatto che stringevano amicizia coi maiali, la cinghiala e i cinghialini; la spesa la mattina di verdura profumata; l’unico pensiero cosa si mangia oggi?
Ma eccoli, loro, gli studenti della quinta, che trovavano il modo di scovarmi e incalzarmi con quelle (cazzo di) tesine. Io le avevo scaricate nel portatile prima di partire e le correzioni gliele ho fatte con messaggi audio su whatsapp, pagina uno riga tre, metti lettera maiuscola; pagina quattro, riga dieci, cambia quel verbo; pagina nove, riga quattordici, rimetti quella frase contorta che non torna.
Una notte il temporale ci ha svegliati tutti, fulmini che ci cascavano tra i piedi, lampi e tuoni da paura, eppure Mimmo e Bobi lì belli tranquilli sul lettone ad aspettare che passasse, sereni e sicuri perché c’eravamo noi.
Poi la maturità ha chiamato, la commissione si stava per insediare e noi siamo tornati nella città puzzona e incasinata, con quella strada nel bosco dentro il cuore e gli occhi pieni di colori.

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