La rilassante noia del verbo

Pubblicato il 13 novembre 2009 da admin

“Sentite com’è bello coniugare i verbi, ragazze… Come una dolcissima cantilena, essi ci prendono per mano e ci conducono nelle stanze mentali dell’oblio dove tutte le tensioni della quotidianità, gli intorti, i problemi, le angosce e le ambasce si dissolvono nel niente e nella pace. Direte che i verbi annoiano. E io ne converrò con voi. Del resto non è proprio dalla noia che deriva la capacità di gustare il valore dell’esistenza? Non è anche da questa noia inattiva e meditabonda che noi percepiamo il movimento della terra, di noi stessi e del nostro cogito? Solo l’uomo percepisce e patisce la noia. Ma, patendola, egli riscatta se stesso dall’altrimenti riduttivo ruolo di animale. Sentite che meraviglia: io avevo temuto, tu avevi temuto, egli aveva temuto… che io avessi amato, che tu avessi amato, che egli avesse amato… io sarei partito, tu saresti partito, egli sarebbe partito… e attenzione a non confondermi saremo con saremmo! Che meravigliosa monotonia, che impalpabile beatitudine, che profondo benessere. Su da brave, coniugatemi in tutti i modi e in tutti i tempi i verbi che ho scritto per voi alla lavagna e, declinandoli, lasciatevi trasportare dalla corrente di sensazioni, dal fiume di riflessioni che s’impossesserà di voi”.

Esse tuttavia sostenevano che, al momento, tutto ciò che si stava impossessando di loro era un’orchite di spaventose proporzioni e che i loro pensieri correvano univoci al piatto di pastasciutta calda che le attendeva a casa.

Incredibile come a volte la sintonia docente-discente stenti a decollare.

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