En plein air

Pubblicato il 19 luglio 2018 da antonella landi

Quest’anno agli orali della maturità presso l’Artistico Leon Battista Alberti non ho fatto che sentire l’espressione en plein air di qua, en plein air di là. Tutta colpa di Monet, Degas, Renoir, Sisley, Zandomeneghi, Pissarro, Bazille, Caillebotte, pittori impressionisti che eliminarono i lavori al chiuso in atelier e uscirono (appunto) en plein air, all’aria aperta, per riprodurre sulla tela le sensazioni e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno e in particolari condizioni di luce. Monet, per dire, nel 1883 si trasferì a Giverny, in Normandia, dove creò un giardino e si costruì un rifugio (o più semplicemente un mondo tutto suo) che diventò il soggetto preferito per le sue opere.
Com’era abbastanza prevedibile, io mi sono fissata con la storia dell’en plein air e, corsa in un negozio specializzato in belle arti, ho acquistato acquerelli, pennelli e carta specifica.
Adesso, con la scusa di portare fuori il cane, esco en plein air e dipingo.
I miei dipinti fanno cacare, ma almeno sto en plein air e mi do un sacco di air.

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