Da Nappino

Pubblicato il 20 luglio 2018 da antonella landi

Quando, a settembre scorso, giunse la notizia del suo trasferimento, rimanemmo come lei: di merda.
Amava insegnare all’Artistico, adorava vivere a Firenze. Invece (in virtù del diabolico meccanismo delle immissioni in ruolo) da un giorno all’altro fu costretta a fare la valigia e partire per Reggio Emilia, da quel momento sua sede a tempo indeterminato. A Firenze lasciava la sua casa in zona stadio, il suo compagno Marco, e tre colleghe (noi) incredule e smarrite. Ha passato un anno in un Professionale a indirizzo odontotecnico, oculistico e socio-sanitario, dove le docenti sono tutte strafighe ed eleganti e gli studenti tutti intolleranti alla scolarizzazione. Ma ha resistito e ce l’ha fatta. Adesso è di nuovo a Firenze per le vacanze estive.
“Dobbiamo assolutamente vederci e andare tutte e quattro a cena fuori come facevamo un tempo” ha detto.
L’abbiamo portata da Nappino, a Santa Brigida, una collina panoramica sopra Fiesole, luogo agreste e fresco, perfetto per una cena estiva.
Io e la mamma di Spino ci siamo avviate un’ora prima per portare a zonzo nel bosco i nostri cani, che quando sono insieme assumono un atteggiamento speculare e si imitano a vicenda (uno piscia all’albero, ci piscia anche quell’altro; uno abbaia al nulla, abbaia anche quell’altro; uno afferra un bastone in bocca e parte a corsa, parte anche quell’altro per rubargli quel bastone). Alle otto eravamo tutte insieme sul grande terrazzo di Nappino.
“Profe! Era ora!”
C’erano anche la Puntols e la Cappe, neo-diplomate della mia adorata quinta, che avevano promesso di venirmi a salutare. Mi sembrano più alte, più belle di sempre. Hanno il viso rilassato, il sorriso disteso, cenano anche loro da Nappino con un gruppo di amici con cui stanno per partire per un viaggio che le porterà prima a Parigi e poi ad Amsterdam.
Chiunque dovrebbe andare a cena da Nappino almeno una volta nella vita. Nasce come circolino di paese, ma (già dagli anni Settanta) si snatura e si espande in ristorante. Nappino (che adesso è in pensione ma continua ad aggirarsi tra i tavoli in compagnia del suo importante naso) fa una pizza clamorosa e propone una varietà ottima di piatti di pesce, tra cui sono proverbiali gli spaghetti alle vongole veraci con bottarga fresca grattugiata sopra. All’occorrenza, quando l’arietta più che fresca è fredda proprio, dispensa plaid scozzesi da buttarsi sulle spalle.
Noi però ci scaldiamo a suon di birre e di risate, Bobi e Spino abbaiano alle ombre lunghe, i ragazzi al tavolo vicino sognano la vita che verrà.

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