Il primo anniversario

Pubblicato il 24 agosto 2018 da antonella landi

A quest’ora, un anno fa preciso, lei era già in piedi, arzilla ed eccitata che non si teneva. Le amiche invece, ancora insonnolite e stropicciate, al massimo pensavano a fare colazione.
“Allora? Allora?? Allora??? Chi viene oggi con me?” chiedeva alle poverine. Erano giorni che le tartassava, vagolando piagnona e moccicosa per la casa e scordandosi perfino che era al mare. La spiaggia, il sole, l’acqua salata, l’abbronzatura, le ciane sotto l’ombrellone del Bagno Paradisino. Di nulla le importava. Tranne che di quell’appuntamento.
“Ti accompagno io” disse la Livia.
Avevano fissato per le cinque e mezzo. Faceva un caldo mostruoso, proprio quello che lei non sopportava perché non la faceva respirare, le toglieva la voglia di vivere, la annientava. Quel giorno il caldo manco lo sentiva. Sentiva invece il pizzicorino dell’eccitazione, quell’ansia bella che si ha per l’attesa di qualcosa di misterioso che s’immagina magnifico.
Le cinque e mezzo non arrivavano mai.
“Almeno vieni un’oretta sulla spiaggia insieme a noi -le dicevano- prendi un po’ di sole che pari Pippi Stinta.”
Si accampò sul grande terrazzo dell’appartamento, da sola, all’ombra, e attese.

“Oddio! Non ci posso credere! Ma ti rendi conto cosa stiamo andando a fare???”
“Sì. Cerca di stare calma però.”
“Non sto nella pelle! Come sarà? Sarà bello? Bellissimo? E se non scattasse la scintilla? Sai meglio di me che, se non scatta, c’è poco da fare.”
“Se non scatta giriamo i tacchi e ce ne andiamo.”
“Quanto ci vuole ad arrivare?”
“O quando vuoi ci voglia, siamo a San Vincenzo, s’ha da arrivare a Cecina. Un quarto d’ora e siamo lì.”
“Oddio che emozione! Sudo!!”
“Tu sudi perché fa caldo. Stai bonina, via.”
“Un appuntamento al buio e c’è un sole che spacca le pietre. Non ti sembra qualcosa di mistico, quasi di esoterico?”
“Mi sembra normale, è il 24 agosto e fa 40 gradi, accident’all’estate e a chi la vòle.”
“E’ un segno! Il 24 è per me un numero pieno di significati! Sono sicura che andrà tutto bene!”
“Speriamo, almeno tu l’abbozzi di piagnucolare e siamo tutte più contente.”
“Ma se invece andasse male?”
“Se va male te l’ho detto. Si ringrazia, si saluta, e ci si leva dalle palle.”
“Ma io voglio vada bene, non ce la faccio più a stare in questo stato!”
“Giù, mettiti un po’ zitta, siamo quasi arrivate.”

C’era un grande cancello, c’era una targa con un’immagine dipinta. C’era un nome in lingua inglese che tradotto diceva “Il Re degli Abbaioni”. Oltre il cancello c’era un viale verde che portava a una villa appollaiata su un giardino ben curato. C’era una donna che veniva loro incontro. E c’era lui.

(A Ubaldo detto Bobi, da un anno insieme a me)

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