Ottavia chi?!

Pubblicato il 25 agosto 2018 da antonella landi

Quando (domenica scorsa, alla cena in campagna di Cri e Gio) ebbi la fortunata ventura di imbattermi in Cirana e le Cinciallegre (se ti sfugge chi sono leggi qui), tra le tante parole (molte delle quali strulle) che furono dette, ce ne fu anche qualcheduna (stranamente) sana. Tipo.
“Venerdì sera a Perlamora presentano un libro.”
“Che libro?!”
“Mah, qualcosa con Ottavia.”
“Ottavia chi?”
“O che lo so. Ottavia è nel titolo. Mi pare Ottavia e le altre. Dev’essere bellino. Perché non ci si va tutte insieme? E’ una serata al femminile, l’autrice è una donna e verrà presentata dall’assessora alle Politiche Sociali Ottavia Meazzini. Ci si sta bene anche noi!”
E chi poteva disse che, sì, ci sarebbe venuta perché, sì, ci si sarebbe state bene anche noi, tutte donne in mezzo ad altre donne.
La serata in questione, orbene, era ieri.

Intanto Perlamora che cos’è. E’ un circolo culturale-storico-agricolo. Proprio così, con questi tre aggettivi insieme. Un posto (ora che l’ho visto, incantevole) in un punta a un poggio del Valdarno, immerso nel verde collinare, tenuto parecchio a modino, dotato di piscina, villozza con torretta, parco lussureggiante e un ristorante favoloso dove ti portano quello che decidono loro, ma ci danno in pieno. Spesso capita che, dopo cena, si sospenda il ricreativo e si principi ad avviare il culturale. Come ieri sera.

L’autrice ospite della serata era la psicologa e psicoterapeuta Piera Spannocchi; il libro che presentava (avevano ragione le Cinciallegre) s’intitolava proprio Ottavia e le altre. Ora però cosa è successo.
Noi s’era salite lassù in punta animate dalle migliori intenzioni. Cenare con educazione, ringraziare sempre il cameriere Ignazio (che saluto caramente), dopodiché spostarsi sotto il tendone delle iniziative e ascoltare cosa aveva da dirci la Spannocchi. Ma -lo sappiamo tutti- non sempre i progetti che facciamo vanno in porto. John Lennon stesso disse che la vita è quello che accade mentre facciamo altri progetti. Ed ecco quello che è accaduto.

Cirana aveva una serata particolarmente generosa in fatto di battute. Noi, ascoltandola e gradendone l’indiscussa dote oratoria, le siamo andate dietro dietro come le nanine a Konrad Lorenz. L’è stato tutt’un chiacchierare, un ridere, un raccontarsi, ondeggiando tra il faceto ma anche il serio, fino a sconfinare addirittura nell’intimo, con punte tragiche che non starò in questa sede a riportare.
Le portate erano molto numerose e noi, giù, chiacchiera come se non ci fosse un domani, narrazioni, memorie, aneddotiche, lazzi, commozioni. Intanto mastica e bevi di santa ragione. Finché (dice) “inizia la serata”. Ma noi ferme al nostro tavolo, ancorate come navi in porto, appuntallate con i piedi alle seggiole e le mani aggrappate alla tovaglia. Non c’avessero a prendere di peso e a portar di là. Di là, intanto, partiva il carrozzone: presentazione dell’assessora, letture dell’autrice, financo inserti musicali di un tipo alla chitarra. Noi nulla. Inchiodate alla nostra postazione, s’è messo a tacere anche la Cri che (coscienziosa) ricordava: o ragazze, hanno incominciato, che si va o no? Risposta: no.
E infatti non ci siamo andate. Non ci siamo presentate proprio. Ci siamo alzate a una cert’ora giusto per cambiare lochescion e apparecchiarci intorno a un tavolino che noi abbiamo decretato da fumo, a speare beate seguitando con tutti i nostri discorsi.
Poi, quando la presentazione del libro è finita e gli ospiti se ne sono andati, s’è avuto anche il coraggio di dire l’era l’ora, senti come si sta in questo silenzio.

Comments are closed.