Bobi in fuga

Pubblicato il 5 settembre 2018 da antonella landi

Momenti di panico puro sabato scorso alle Cascine.
All’interno del polmone verde di Firenze, verso la metà della mattinata, si sono viste arrivare due ragazze, due giovani donne, du’ donnucce, una rossa e una mora. La rossa in compagnia di Uncerto Bobi, la mora agguinzagliata a Tale Spino. Penetrate nell’ombroso bosco, le due hanno dato via libera ai loro cani che, felicioni, hanno preso a correre alla rinfusa tra gli alberi. Le umane intanto s’intrattenevano vicendevolmente con racconti che non hanno alcun valore all’interno di questa relazione, e nessun valore neanche all’esterno. Quand’ecco, la rossa ricevere una telefonata.
“Ciao! Sì, siamo alle Cascine. No, non sono sola, c’è la Livia con Spino insieme a me. Ah, vuoi passare a salutarci al volo con la moto? Certo, ci trovi lungo i viottoli, vieni pure, Bobi ne sarà felice.”
E infatti Uncerto Bobi, all’apparire di un individuo non particolarmente capelluto calvo, ha preso a piroettare e urlare come un’aquila dalla felicità.
L’individuo di cui sopra, tuttavia, a un certo punto della mattinata ha annunciato che se ne sarebbe andato a casa propria perché A faceva troppo caldo, B aveva mille incombenze da sbrigare, C s’era rotto le palle ne aveva abbastanza di sudare e camminare. Le donne hanno accolto la notizia con malcelata indifferenza. Uncerto Bobi, invece, interrotti i suoi giochi sghembi con Tale Spino, ha preso a farsi guardingo. Teneva d’occhio i movimenti degli umani, intanto sgranocchiava un bastoncino.
Quando l’individuo ipocrinito ha abbandonato il gruppo, Bobi ha dato vita a una staffetta disperata che lo portava dalla rossa al calvo, dal calvo alla rossa, in un’incessante corsa apparentemente priva di senso, in realtà foriera di un messaggio molto chiaro: S T I A M O T U T T I N S I E M E.
Affinché interrompesse quella disperata pantomima, la rossa lo ha legato al guinzaglio e il calvo ne ha approfittato per allontanarsi, uscire dal bosco, passare dal chiosco di Simone e ricongiungersi alla propria moto. Distavano da lui alle donne con i cani succitati molti metri di distanza, tanto che -complici gli alberi del bosco- nessuno vedeva più nessuno. La rossa, appurata in Uncerto Bobi una riconquistata tranquillità emotiva, lo ha slegato. Il cane ha ripreso (apparentemente indifferente all’accaduto) a giocare col suo socio.
Ma ecco, lontana lontana, passare a tutto fòco la moto or ora nominata, e percorrere il viale asfaltato che, tagliando il piazzale del Re, riporta alla città.
Uncerto Bobi, finissimo d’orecchie, si è arrestato di colpo, ha mollato ogni gioco, ha scacato la padrona e ha staccato una corsa forsennata in direzione del motore.
Inutili i richiami a gran voce delle due donne (“BOBIIIIIIIII!!!!!! BOBIIIIIIII!!!!!”), inutile la corsa a cui (pant pant) si sono entrambe lanciate, inutili gli appelli agli umani sconosciuti che Bobi incrociava per la via (“FERMATELOOOOO!!!! BLOCCATELOOOOOO!!!!”). Segato in mezzo il parco più grande di Firenze, Bobi è scappato all’inseguimento di colui che, inconcepibilmente, chiama “babbo”.
La rossa è stata vista (oltre che rossa nei capelli) rossissima nel volto e col mascara che colava per il pianto, mentre (correndo a perdifiato) razzolava intanto con la mano sinistra nella borsa alla ricerca del cellulare con cui chiamare “babbo” e intimargli di fermarsi; la mora sudata fradicia dietro; Spino attonito che seguiva la scena.
Chissà quale epilogo avrebbe avuto questa storia, se una coppia di runners non si fosse lanciata sopra a Bobi immobilizzandolo e restituendolo alla rossa disperata.
Fatto sta che, per riaversi tutti quanti, si sono seduti sopra una panchina ad asciugare lacrime e sudore.
Passava di lì una vecchiaccia stronza anziana signora.
“Ma cosa è successo?” ha chiesto.
“Il mio cane era scappato, lo hanno ripreso queste due gentilissime persone sul viale, dopo che un motorino e una macchina l’avevao appena scansato” ha spiegato la rossa.
“E perché è scappato?” ha indagato ancora quella ficcanaso di merda curiosa signora.
“Perché il suo babbo è andato via in moto e lui l’ha inseguito disperato” ha spiegato ancora la rossa.
“Be’, signora, fossi in lei mi farei qualche domanda…” ha insistito la malefica vecchia insistente signora.
“Che domanda?!” ha chiesto perplessa la rossa.
“Se il suo cane è corso via da un altro, significa che sta meglio con lui che non con lei” ha dichiarato quella merdissima di donna signora così stranamente petulante.
“Ma io sono la sua mamma!” ha esclamato la rossa, sconvolta dalla sfaggiataggine dell’intrusa.
“Già il fatto che lei si definisca mamma di un cane la dice lunga, signora. Un cane è un cane. Nulla di più.” ha sancito quella maledettissima odiosissima facciadimerdissima donnaccia vecchia e brutta signora.
La rossa era così distrutta emotivamente, che non è riuscita nemmeno a mandarla dov’ella avrebbe meritato, per cui ha deciso che lo farà qui: signora, vada affanculo.

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