Da leggere a casa

Pubblicato il 21 ottobre 2018 da antonella landi

A fine lezione mi raggiunge alla cattedra, dove sto rimettendo in borsa tutti i miei ammennìcoli (gessi bianchi e colorati, libri di testo, agenda, occhiali da vicino, occhiali da lontano, ventaglio anticaldana, bottiglietta d’acqua fresca, caramelline e una mela da addentare nello spostamento in altra aula), e mi consegna un foglio di quadernone ad anelli piegato in quattro. Sopra c’è scritto da leggere a casa, ma me lo ridice anche a voce: lo legga a casa!
Io invece mi chiudo nel bagno dei docenti, voglio leggerlo immediatamente, non ci vedo un tubo, razzolo in borsa alla ricerca degli occhiali da vicino, li inforco e guardo. È una lettera.
Mi dice che ha letto l’articolo sugli studenti sconosciuti incrociati su quell’autobus che parlavano malissimo dei loro professori e le dispiace che ci sia rimasta male; mi confessa che a volte capita anche a lei d’infamare i suoi insegnanti se l’hanno redarguita, se non le hanno dato il voto che sperava, se l’hanno annoiata; aggiunge che però poi, dopo averci mangiato su, una volta a casa, più tranquilla, riconosce quasi sempre che il torto non era da attribuire a loro; mi spiega che è un po’ il gioco delle parti, quei ruoli differenti che ci vogliono nemici almeno all’apparenza; mi confida che questo accade soprattutto con quelli che alzano un muro davanti ai loro alunni, che non sono mai disposti a un rapporto umano, che non vanno mai oltre l’argomento imposto dai programmi; aggiunge che, anche se io dovessi rimanere con la mia delusione appiccicata addosso, con questa lettera lei vuole comunque dirmi ciò che pensa. E chiude con una frase breve, asciutta, bellissima.

Perché lei è Tuttidieci, e non solo sul registro.

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