Sesso online

Pubblicato il 3 novembre 2018 da antonella landi

I due agghiaccianti episodi che nei giorni hanno fatto emergere i video -passati di telefonino in telefonino- in cui dei bambini erano intenti a praticare sesso completo, mi hanno fatto tornare molto indietro con la memoria.
Il mio approccio (teorico) alla sessualità iniziò a 7 anni. Avevo da poco imparato a leggere e il babbo e la mamma mi regalarono un librino che conservo ancora gelosamente, Come nascono i bambini, copertina rigida celeste e l’immagine di una famiglia che sembrava ritagliata da un cartoncino color carne. Dedicammo diverse serate alla lettura condivisa di quel libro, che partiva dai fiori e dalle api, passava poi al gallo e alla gallina, virava verso il cane e la cagnolina, per approdare infine all’uomo e alla donna. Il lessico era preciso, tecnico, asciutto, assolutamente privo di fronzoli e nomignoli, e il mio vocabolario assimilò con naturalezza quei lemmi scientifici con cui, anni e anni dopo, si sarebbe espressa la mia prima ginecologa. Ogni mio dubbio trovò l’amorosa e delicata risposta del mio babbo e della mia mamma e io giunsi serena anche al giorno dello sviluppo femminile, che sfortunatamente avvenne durante una lezione a scuola ma che affrontai con una consapevolezza tale da stupire perfino la maestra. Poi crebbi. E, quando divenni adolescente, mi tolsi i dubbi residui documentandomi tra le pagine di Duepiù, la rivista di educazione sessuale che furoreggiava ai tempi. Il sesso ai miei occhi non è mai stato sporco, peccaminoso, né volgare, perché dietro c’era questa storia di amore, presenza e informazione.
Con sgomento mi domando cosa possa essere il sesso per i bambini e per i ragazzi di oggi, a cui può capitare (e purtroppo capita più spesso di quanto non crediamo) di trovarsi davanti, riprodotto dal proprio cellulare, un video sconcio e vomitevole che ha per protagonisti dei coetanei. Mi chiedo quale idea possano farsi della sessualità i nostri adolescenti che sistematicamente, sui gruppi whatsapp di cui fanno parte, si vedono notificare foto di atti intimi scattate e diffuse in tempo reale dai protagonisti, talora all’insaputa di uno dei soggetti coinvolti. E m’interrogo su quali possano essere, a lungo andare, gli effetti di questa sovraesposizione mediatica attuata o subìta di continuo dai nostri ragazzi, che proprio per questo sembrano diventare sempre più impermeabili, indifferenti, cinici e freddi davanti all’orrore.
L’ho chiesto ai miei studenti: cosa si prova a essere involontari spettatori dell’osceno, come si può arginare questo mostruoso rituale, come si fa a gestire un fenomeno sempre meno sotterraneo e sempre più sfacciato e inverecondo. E loro (come me) non hanno avuto dubbi nel suggerire la soluzione che, come in un cerchio perfetto, riporta tutto là da dove è partita questa storia: i genitori. Si tratta di attenzione, di cura, di presenza. E, perché no, anche di controllo.

(domani sulle pagine fiorentine del Corriere della Sera)

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