Il coraggio

Pubblicato il 22 novembre 2018 da antonella landi

Spesso, come compito a casa, assegno poesie da imparare a memoria. E già vi vedo alzare il sopracciglio della perplessità. Lo so, vi pare un metodo vetusto, superato e fondamentalmente inutile. A che serve sottoporre gli alunni a una costrizione tale, quando in un oggetto grande come la tasca di un jeans –lo smartphone- essi si portano in giro il mondo e possono attingere a qualsiasi informazione, compresi i testi integrali di (quasi) tutte le poesie che sono state scritte dall’umanità? Non solo. Dal punto di vista didattico, che valore può avere la ripetizione mnemonica (altrimenti detta a pappagallo) di un testo in versi di cui –semmai- sarebbe più importante interpretare il senso? Serve moltissimo e ha un grande valore, per molteplici motivi: un giorno (e quanti è già accaduto?) la tecnologia ci abbandona all’improvviso e noi restiamo lì come babbei con il cellulare pieno (ma spento) e la testa accesa (ma vuota). La memoria è un muscolo e, proprio come quelli della tartaruga addominale, va allenato. Padroneggiare a memoria un testo poetico, poi, non esclude affatto decodificarne il significato, anzi, quel rimescolìo mentale di parole assimilate in modo meccanico ci aiuta a rimuginare intorno al loro suono, al loro sapore, e dunque alla loro migliore traduzione: aprìcaìnclitorispuòsemidiceròlti… che meraviglioso sound, che misterioso senso. E poi piano a dire a pappagallo: le poesie vanno sapute interpretare e per farlo, direbbe De André, “ci vuole tanto, troppo coraggio”. Ma eccoci al punto. Il coraggio.
A guardarli sui profili social, i nostri ragazzi sembrano tanti leoni e altrettante leonesse: pubblicano immagini di sé che gridano autostima a mille, sicurezza da vendere, nessun timore, voglia immensa di divorare il mondo. Le ragazze specialmente sono donne fatte: puntano le telecamere dei cellulari sugli specchi delle loro camerette (peggio ancora, dei bagni di casa, con tanto di carta igienica, spugne da doccia e asciugamani su improbabili sfondi) e s’immortalano in pose plastiche, sensuali, vagamente erotiche; arricciano il labbrino, corrucciano la fronte, attivano la app che le rende talmente levigate da sembrare plastificate, confezionano il prodotto finale e postano pancini piatti e nudi, scolli acerbi e generosi, a volte in gruppo con le amiche, altre volte solitarie, come attrici prive di un regista, ma tutte con il solito copione da femmina fatale. Poi entri in classe e te le ritrovi sedute al banco. Accanto a loro, i compagni di sesso maschile, un po’ più goffi, meno esposti, ancora bambinoni, si fanno gli scherzi da quinta elementare, si allungano qualche pacchina bonacciona tra capo e collo.
E tu ricordi loro che quel giorno, proprio quello, c’è la poesia da ripetere a memoria. Alla cattedra. In piedi sopra la tua sedia, che metti lì, a disposizione. Su, coraggio, che ci vuole? E loro sbiancano.
A qualcuno la voce improvvisamente s’incrina e se ne va. A qualcuno batte talmente forte il cuore che ti tocca rimandarlo a posto per evitare l’attacco cardiaco e l’ambulanza. Qualcuno prima batte i denti e dopo piange. Qualcuno chiede il permesso eccezionale di non salire sulla sedia millantando vertigini impreviste. Qualcuno non respira e si fa blu. Tutti hanno qualcosa da chiedere, da controproporre: rimandiamo alla prossima volta? Possiamo ripetere dal banco? Posso dirla verso il muro dando le spalle ai compagni? Posso dirla solo a lei nel corridoio?
Chi, al contrario, riesce nell’impresa, diventa l’eroe di una mattina e riceve applausi calorosi, oltre che un voto magnifico sul registro elettronico.
Io li guardo, e mi fanno una tenerezza infinita. Perché il mondo, con strumenti subdoli, li spinge verso una sicurezza fallace e prematura, ma loro sono ancora fragili e irrisolti: temono più Foscolo dei followers, si fidano meno di Dante che del mondo. Il quale, invece, da pesce vorace qual è, non aspetta altro che mangiarseli. A meno che non imparino tante, tantissime poesie a memoria con cui mangiarsi lui!

(per Il Corriere della Sera, pagine fiorentine)

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