Il succhiotto

Pubblicato il 30 gennaio 2019 da antonella landi

Mi chiama al banco per chiedermi se so del libro che Marco Travaglio ha recentemente pubblicato.
“Scusa, ma quello che hai sul collo che cos’è, un succhiotto?”
“Ehm, beh, mph, quale?”
“Quello lì, quel livido rosso-violaceo sulla sinistra.”
“Ah, questo, beh, sì, ehm, penso di sì.”
“Pensi o lo è?”
“Profe, via, sì, lo è. Me lo ha fatto la mia ragazza domenica scorsa.”
“Ma che schifo, non ti vergogni?”
“Vergognarmi?! No, perché?”
“Perché dovresti!”
“Ma perché, scusi eh, non è mica nulla di male.”
“Non è nulla di male, però fa un po’ schifino. I succhiotti io non li sopporto, mi irritano, mi fanno senso.”
“Ma perché?”
“Perché sono l’espressione di un’intimità sbandierata, mentre penso che l’intimità sia bella proprio perché è tale, cioè intima, riservata, privata. Un momento esclusivo tra due persone che entrano in totale confidenza con i loro corpi e per questo va protetto.”
“La profe ha ragione, tu fai schifo.”
“È vero, sei indecente.”
“Oh, ma che volete, nemmeno a me piacciono i succhiotti se devo dir la verità. Ma eravamo alla stazione e io stavo per partire, lei restava lì, non ci vedremo più per settimane, e allora lei mi ha lasciato un segno, come per dire a tutte le altre che incontrerò nei prossimi giorni che non sono libero.”
“Cosa?! Vorresti dire che ti ha stampato sulla pelle un marchio di proprietà?! Peggio ancora!”
“Ma no professoressa, io invece la capisco. È come uno che si fa un tatuaggio perché vuole esprimere un messaggio, ecco, lei con questo succhiotto vuole dire che le appartengo.”
“Ma tu appartieni a te stesso, non sei un bove da marchiare!”
“Ha ragione la profe, i succhiotti sono proprio brutti.”
“Sì, anch’io la penso così.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”
“Uffa oh, ma che c’avete stamattina, sarò libero o no di farmi fare i succhiotti che mi pare. Oltretutto cerco di coprirlo con la sciarpa.”
“Noi però lo abbiamo visto.”
“Infatti.”
“E ci fa schifo.”
“Infatti.”
“Scusate eh, io mi dissocio. Io non ho nulla contro i succhiotti e non mi dà fastidio vederglielo sul collo, anzi, mi piace!”
“Eh, tu dici così perché sei amico suo.”
“Non è questione di amicizia, il succhiotto è un atto passionale.”
“Vorrai dire animale.”
“Ma in fondo professoressa noi cosa siamo, non siamo animali?”
“Animale sarai te, io no di certo.”
“Io sì, sono animale e me ne vanto.”
“Però a te i succhiotti nel collo non te li ho mai visti.”
“Perché non me li fo fare.”
“E allora!”
“Ma non trovo nulla di male nel fatto che lui ne porti in giro uno. Anzi, bravo!”
“E la tua mamma che ti ha detto?”
“Sta scherzando professoressa, la mia mamma non lo ha visto, me lo nascondo quando sono in casa.”
“E i genitori della tua ragazza?”
“Figuriamoci, se lo vedessero non le farebbe freddo!”
“E allora vedi, c’ho ragione io.”

Che poi a me dei succhiotti in verità non me ne frega nulla, anzi, mi fanno tenerezza.
Ma come mi diverto a metterlo in imbarazzo e a fargli fare il viso rosso non c’è cosa.

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