Se la vita si ferma

Pubblicato il 24 maggio 2019 da antonella landi

Si vive in una corsa perenne, sveglia colazione doccia cane piscia cacca borsa libri auto traffico parcheggio scuola ciao buongiorno posso offrirti un caffè ci vediamo all’intervallo oggi interrogo profe mi giustifico li ha riportati i compiti quanto manca all’uscita auto traffico pranzo cane parco amiche bla bla bla ciao a domani aperitivo cena cinemino a letto presto a letto tardi.
Poi, un giorno, la vita si ferma. La vita ti ferma.

“Accidenti, ho dimenticato la mia scatolina di latta con i gessetti colorati nell’aula al piano di sotto: voi intanto prendete tutto quello che ci serve per fare Divina Commedia, io corro giù e torno subito!”
Ho corso troppo forte. Non sono più tornata.

E sì che le scarpe ai piedi ce le avevo bassine bassine. Ma il destro è andato di traverso e io col peso della scavallata mi ci son buttata tutta sopra, allegra e frettolosa che era sabato e tra tre ore saremmo usciti e per tutti noi sarebbe iniziato il finesettimana.
Per me stava per iniziare una prigionia lunga due mesi e mezzo.
Ho sentito fare CRACK! e il piede non mi ha retto più, le scale le ho fatte con il corpo, accasciato alla fine della rampa addosso al muro, una voce che non mi conoscevo urlava aiuto aiutatemi vi prego, la testa correva ad un pensiero solo, Bobi, signor’iddio fa’ che non mi sia rotta nulla o come farò con Bobi.

“Si tratta di una severa distorsione della caviglia con frattura del metatarso. Adesso la ingessiamo. Per dieci giorni starà distesa a letto e terrà il piede sollevato, appoggiato su cuscini. Si alzerà solo per andare in bagno e stando bene attenta a non appoggiare assolutamente il piede in terra. Si procuri un paio di stampelle. Tra dieci giorni tornerà qui a farsi rivedere. Le faccio un certificato per un mese.”
(Piangendo e tirando su il moccico col naso) UN MESE?! Io NON POSSO stare a casa per un mese! Faccio l’insegnante!”
“Uh che bello, e dove insegna?”
(Piangendo e seguitando a smoccicare) All’Artistico di Porta Romana, ho tre classi di cui una quinta, devo prepararli alla maturità, non è pensabile che io stia a casa per un mese, io…”
“Lei starà a casa almeno per un mese. Ma vedrà che dovrà starci molto di più. Coi piedi, signora, non si scherza. In quanto alla scuola, non ne farei una tragedia: prenderanno una supplente.”
(Sempre più disperata) Lei non capisce! Le classi… i ragazzi… il programma… (si soffia il naso con rumore)… le scadenze… i voti… il pagellino interperiodale…”
“Non capisco proprio perché pianga. Dovrebbe prima di tutto pensare alla sua salute.”
(Sull’orlo della disperazione) MA IO HO UN CANE!”
“Alt. Allora questo cambia tutto. La capisco perfettamente.”

È così che io e l’ortopedico siamo diventati grandi amici.

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