In una bolla

Pubblicato il 18 maggio 2020 da antonella landi

Ogni giorno di questi 121 che sono passati dall’ultimo post pubblicato mi sono detta: adesso aggiorno il blog. Ma poi c’era sempre qualcosa d’ingombrante che prendeva il sopravvento, il trasloco da finire, la roba da sistemare, l’armadio da montare, le stanze da pulire, il parquet da lucidare, i corrieri da aspettare. Le mensole da montare, i libri da collocare, le piante da alloggiare. Nel frattempo è arrivato l’ospite inatteso e assai sgradito, un virus mostruoso che ha sterminato una fetta di popolazione costringendo l’altra a barricarsi in casa e vivere una vita impensabile fino al giorno prima. Guanti, mascherine, alcol, saponi, uscite centellinate e controllate dalle forze dell’ordine. Beati quelli che come me avevano un cane per giusticazione, io sono stata fermata una volta dai carabinieri, una volta dalla polizia e la terza da una camionetta dell’esercito, ma c’era lui al guinzaglio ed eravamo sempre dentro il raggio d’azione consentito. E infine l’ultima colpevole di questa excusatio non petita, la pagina di pippi_stinta su instagram, la mia condizione ideale di comunicazione, il diario perfetto da tenere perché raccoglie immagini (molte) e parole (poche), ed è fulminea, istantanea, emotiva.
Da quando ho messo su casa in questa città mi sento come in una bolla di beatitudine, la sera vado a letto sperando che il mattino arrivi presto per uscire nel giardino ad annusare i fiori, fare colazione all’aperto e leggere la felicità nello sguardo del mio cane e del mio gatto. Livorno era bellissima anche sotto covid, nuda e deserta, ma ora poi che le restrizioni si sono ammorbidite e la primavera è esplosa è un paradiso sulla terra dove tutti vanno in bicicletta. Mi sento sempre la faccia vagamente ebete, di chi è felice e in pace con se stesso perché ha trovato il proprio posto nel mondo. E mi chiedo: perché non l’ho fatto prima? Perché ho lasciato passare tutto questo tempo? Perché non sono diventata livornese dieci, venti anni fa? Mi sembra di avere così poco tempo davanti per così tanta contentezza.

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