Un esperimento

Pubblicato il 30 giugno 2020 da antonella landi

Lo incontro al piccolo parco per cani vicino casa, fazzoletto d’ombra in giorni di luce esagerata. Parliamo di cani, il suo si chiama Biagio, un bell’incrocio nero, viene dal canile, no, non è castrato, è intero, come si dice in gergo padronale, strano però, in canile li castrano tutti, eh lo so però lui no. Generalmente scorbutico con gli altri maschi, va però d’accordo con Bobi, intero pure lui. Mi ascolta un po’ e deduce che vengo da Firenze, bella Firenze, e come mai a Livorno, i soliti discorsi che rifilo a tutti, perché la amo, mi garba e mi ci sento bene, come quando trovi il tuo posto dentro il mondo. Non ci presentiamo, non mi dice come si chiama né vuole sapere come mi chiamo io, non mi guarda quasi mai, anzi, mi parla di tralice, un po’ di sbieco, come se temesse di passare da lumacone, quasi vorrei dirglielo, che qui a Livorno nessuno è lumacone, al massimo se gli garbi te lo dicono sul viso e vanno via, ma nessuno ti mette in imbarazzo o è sconveniente, l’altra sera per dire andavo al cine e due da una terrazza al quarto piano berciano ROSSA!, io li guardo a naso in su e quei du’ torsoli si nascondono accucciati, poi risbucano e riberciano ROSSA!!, allora gliel’ho chiesto, cosa c’è, date retta, che vo bene per l’ingresso al cine?, e loro sìsì, sempre avanti e dopo giri a destra, ciao, ciao. Son così i livornesi, se li sgami s’imbarazzano perfino.
Il babbo di Biagio insomma non mi guarda e non mi domanda nulla di personale, però mi dice due cose che mi son piaciute un monte, la prima: se vuoi conoscere una città, vai al cimitero. La seconda: Livorno è un esperimento. Al cimitero ci sono andata subito il giorno dopo e a questa cosa dell’esperimento non fo altro che pensarci.

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