Il brutto di Livorno

Pubblicato il 8 settembre 2020 da antonella landi

Per evitare il rischio di farmi nemiche 378.839 persone (tutti gli abitanti di Firenze), vorrei oggi, anziché tessere le lodi di Livorno (dove vivo da sei mesi e di cui parlo sempre in toni estatici), elencarne qualche difettuccio. Vediamo se col poggio e con la buca si fa pari.
La nettezza. Il Comune labronico è sensibilissimo alla raccolta differenziata e questo non gli fa che onore. Però secondo me (e anche secondo tanti livornesi a cui l’ho domandato) il sistema di raccolta pensato per questa città non è quello vincente. Si pratica qui il porta a porta. Beh? Che c’è di male?, mi si potrebbe obiettare. Effettivamente la pratica è diffusa in molti altri luoghi e funziona bene. Ma a Livorno no, per due motivi: il vento e i gabbiani. La città costiera è famosa per il mare ma anche per il vento che, quando decide di soffiare, lo fa alla livornese, cioè senza mezze misure. Certe ventate che se sei a giro col cane hai l’impressione che ti possa diventare un aquilone. Certe frustate che ti chiedi come facciano i ciuffi delle palme a rimanere attaccati al tronco. In una città dove il vento soffia spesso imponente sia d’estate che d’inverno, invitare i cittadini a sistemare sacchi e bidoni fuor dall’uscio di casa e sperare che questi ci restino finché il camion non passa a ritirarli, è un’utopia. C’erano dei giorni durante il lockdown in cui a Livorno, deserta e immobile come un paesaggio postatomico, si muovevano solo decine e decine di sacchettate di sudicio, che ruzzolavano, svolazzavano e s’impadronivano della città. Ma ecco l’aggravante: i gabbiani. Se li guardi mentre galleggiano inattivi sull’acqua del porto, sembrano delle innocenti paperelle. Sono invece delle belve spietate. Occhieggiano tutti i luoghi in cui circoli del cibo e ci si fiondano di becco. Sul tendone del mercato del pesce alla darsena vecchia le loro zampe risuonano minacciose. Perfino i loro pulcini hanno lo sguardo torvo. Se hanno nidificato dove state passando, occhio: potrebbero planarvi addosso con l’evidente intento di attaccarvi. Il loro canto (che spesso mi sveglia la notte) è un sinistro incrocio tra una gatta in calore, un bambino disperato, la vittima di uno sgozzamento e un vecchio ubriacone che ride di voi. Mettiamo ora insieme: vento e gabbiani. Una diade perniciosa. Il vento manda a giro sacchi e bidoni, i gabbiani sventrano, scoperchiano, e fanno una gran festa.
Detto questo, mi dispiace fiorentini, ma per ora a Livorno non vedo altri difetti.

(oggi sull’inserto fiorentino del “Corriere della Sera”)

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