La forcaiola

Pubblicato il 23 novembre 2009 da admin

Il giovedì sono libera dalla scuola e generalmente me la spasso.

Quello della scorsa settimana per esempio è cominciato a bordo di un autobus che mi ha accompagnata in centro facendomi gustare le vie più suggestive di questa città, che io considero il cofanetto urbano più bello del mondo.

Ma ecco, a una precisa fermata, vedo dal finestrino una chioma bionda a me assai familiare. Un cespone di capelli abbastanza indomabili e per questo ogni mattina diversi nell’acconciatura, nella piega e nella consistenza.

Insomma, la riconosco subito: è lei.

La mia alunna.

D’istinto sventolo una mano per farmi vedere ma all’improvviso ci ripenso e mi blocco ad osservarla.

E’ vestita come quando viene a scuola e ha sulle spalle lo zaino celeste in cui generalmente tiene i suoi libri.

Ma per andare a scuola è un po’ tardino e lei non ha affatto l’aria di chi sia intenzionato ad andarci: appare infatti guardinga e sospettosa.

L’autobus, oltretutto, va in tutt’altra direzione.

M’interrogo sul modo più idoneo in cui procedere e passo mentalmente in rassegna le varie opzioni: a. alzarmi dal sedile, riprendere a sventolare vigorosamente la mano e cercare di richiamare visivamente la sua attenzione; b. senza nemmeno il bisogno di alzarmi, cacciare un bercio dei miei chiamandola per nome e sputtanandola col conducente e i passeggeri; c. alzarmi in silenzio e raggiungerla quatta come un puma sedendomi accanto ed esclamando toh chi c’è.

Ma poi realizzo che ciascuna di queste ipotetiche mosse le causerebbe con ogni probabilità un colpo apoplettico con conseguente paresi totale permanente e quindi rimango buona buona sul mio seggiolino, le volto le spalle e m’immergo nella musica dell’iPod, optando per un pentolino di saggi, lungimiranti e discreti cazzi miei.

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