Certi libri non invecchiano

Pubblicato il 12 dicembre 2009 da admin

Uscita di casa per raggiungere le Oblate e ascoltare Margherita Hack sul sistema solare ai confini dell’universo, ieri sera mi sono invece ritrovata al primo piano della Mel Books Store a stringere la mano a Enrico Brizzi e a parlare con lui davanti a un bicchier d’acqua nell’attesa che partisse l’intervista.

Veniva da Bologna a presentare l’ultima fatica: “La nostra guerra”, 632 pagine di storia vera e finzione letteraria ai tempi neri del fascismo.

Poiché mostrava un volto molto più maturo di quello divulgato dalla stampa ai tempi del suo esordio, gli ho detto “Sei cresciuto, eh!”.

Effettivamente siamo cresciuti tutti, da quel 1994 in cui Jack Frusciante uscì dal gruppo e Brizzi balzò in vetta alla classifica dei libri più venduti e letti dai giovani.

Era giovane lui, che non aveva neanche vent’anni, ed ero giovane anch’io, cazzo se ero giovane.

Quel libro mi commosse e travolse. Sussultai davanti all’uso anarchico della punteggiatura e allo pernacchia alle regole della sintassi. Brizzi osava. Brizzi scandalizzava. Brizzi mi divertiva da morire.

Lo feci leggere a molti miei studenti.

E, quando smisi perché mi era cominciato a sembrare un libro poco scolastico, vidi tante colleghe in assorbente esterno proporlo in lettura ai loro alunni.

Oggi Enrico Brizzi è a quota sette romanzi firmati da solo, una raccolta di racconti scritti a quattro mani, un’autobiografia non autorizzata del 1999, uno studio critico del 2006, tre racconti per scrittura e immagini e uno per bambini.

Oggi Enrico Brizzi è più stempiato, più vissuto, più magro e sposato con Cristina Gaspodini, che nomina nel corso della sua intervista e ringrazia in fondo al libro.

Oggi Enrico Brizzi cammina.

“Capite, ragazzi? Cammina a piedi!” spiegavo stamattina in classe ai miei studenti.

“Capirai! Perché, noi non camminiamo?” dicono loro insensibili e quasi strafottenti.

“Voi non capite: Brizzi è partito da Oxford ed è arrivato a Roma. A piedi”.

“Séééé, comenò”.

“E poi è partito da Roma ed è arrivato a Gerusalemme. Sempre a piedi”.

“Sìsì, certo”.

“E una volta ha attraversato l’Italia dal mar Tirreno all’Adriatico. Ancora una volta a piedi”.

“Ma certo, ci crediamo, profe…”.

Alle camminate dell’autore non hanno creduto, però il brano proposto dall’Antologia -tratto dall’archivio magnetico del vecchio Alex- li ha convinti come all’epoca convinse me.

“Prossimo libro in lettura per casa?”.

“Prossimo libro in lettura per casa!”.

Alla faccia di chi bistratta gli scrittori contemporanei e non accetta l’idea di una scrittura e di una letteratura in continua evoluzione.

“… Aidi?”

“Sì?”

“Domani, a scuola, quando ci vedremo, per favore, corrimi incontro. L’ho sperato tutti questi giorni e non è mai successo…”

“Accidenti, profe. Se qualcuno mi dicesse domani a scuola quando ci vedremo corrimi incontro, io impazzirei di gioia perché mi sembrerebbe una vera e propria frase d’amore” commenta sussurrando la ragazza in fondo a destra.

E infatti siamo in quella sezione che la nostra Antologia intitola “Noi e l’amore”.

Che (non lo dice anche quel film?) è una cosa meravigliosa.

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