La mia camera con vista, giù al nord

Pubblicato il 14 dicembre 2009 da admin

“Guarda! Stasera su Sky danno Camera con vista. Lo conosci?”.

A me, chiede se lo conosco.

A me, che prima me lo lessi dalle parole di Forster e dopo mi comprai la videocassetta.

A me, che poi partii per andare giù, al nord e me li portai entrambi dietro, libro e film.

A me, che quando mi veniva il magone per tutto quello che avevo lasciato e mi saliva in gola la malinconia della mia città andavo a letto e mi ci addormentavo.

C’ho dormito per cinque anni, con la signorina dal faccino tondo Lucy Honeychurch, con il bellissimo George Emilton e con quel coglione di Cecilio.

Le palpebre mi si facevano pesanti per il sonno ma io non mollavo e dicevo a me stessa mentalmente: ancora una sequenza, arrivo in piazza Santissima Annunziata e poi lo spengo.

Invece poi non lo spegnevo mai e l’alba mi coglieva con il sibilo frusciante della televisione rimasta accesa sullo zero.

In piazza Santissima Annunziata ci rivedevo me e il mio cane Nello a ciondolare sui gradini con il vento in faccia/ alzo le braccia/ pronto a ricevere il sole/ pronto a ricevere il sole. In quelle vie strette, storte e buìcce mi scorgevo e poi m’addormentavo, ma piangendo piano, e la mattina attorno agli occhi c’avevo le crosticine secche delle lacrime che non m’ero asciugata.

Chi cazzo me l’aveva fatto fare, di lasciare tutto e trasferirmi giù, al nord?

Poi a posteriori tutto riconquista un senso e la visione prospettica delle scelte esistenziali ce le fanno vedere per quello che sono state davvero: al bivio, aver preso un sentiero anziché un altro. Nient’altro.

Cosa sarebbe accaduto se fossi rimasta, se non fossi partita?

Firenze mi avrebbe sdegnata perché non avrei lavorato, la scuola statale sarebbe arrivata molto più tardi perché ai precari di allora toccava un iter più lungo e sfiancante, non avrei mai conosciuto gli alunni che ho avuto e che ho amato, non avrei mai incontrato Dora Miscoppiailcervello di Marsala, Maurizio Cespuglio di Mazara del Vallo, Laura Sensitiva di Barcellona, e il mio caro amico Giuseppe. Non sarei mai stata accolta nella comunità montana di Frasnadello e per me Anna, Vittoria, Daniela e Patrizia, che in un anno diventarono quattro sorelle, non sarebbero mai esistite.

Tra partire e non farne di nulla è sempre meglio andare e buttarsi nel gorgo della vita. Anche a costo di addormentarsi per cinque anni con le lenti appannate dai vapori di lacrime e di sospiri per le scene di un film girato nella città che ti manca così tanto da non farti dormire.

E poi riprodurre tutto quel vapore una sera di quindici anni più tardi, in una casa al quinto piano di Firenze, abbracciata ad un gatto e ad un uomo che allora non osavi neanche sognare perché ti sembravano un sogno troppo grosso per sperare di vederlo tradursi, un giorno, in realtà.

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