Party in redazione

Pubblicato il 23 dicembre 2009 da admin

La redazione è bianca, luminosa, popolosa e incasinata. I telefoni indemoniati, i fogli accatastati, le sedie semoventi, le facce concentrate, i monitor pieni di righe, spazi e caselle.

La redazione si affaccia sul fiume e gode ogni giorno del panorama che io sogno ogni notte perché è stato il mio per sei anni indimenticabili ed intensi: la porta di San Niccolò, il Piazzale Michelangelo, la basilica di San Miniato al Monte, il Forte Belvedere, l’Arno.

Fino a qualche tempo fa, per andare in redazione mi bastava attraversare il ponte. Ora ci vado con la macchina e ne approfitto per parcheggiare nel vecchio quartiere che mi accolse all’inizio della convivenza e rivedere le persone che fecero da sfondo a quella parte della mia vita più consapevole, fantasiosa e appassionata: i baristi del Rifrullo, il pizzaiolo Nicola, i gestori del Fuori Porta, l’Antica Enoteca all’angolo con la chiesa, l’edicolante infreddolito, la coppia di verdurai dalla lingua lunga, malevola e biforcuta, il cartolaio di fiducia tondo e buono come un bombolone alla crema, i pittori vanitosi, i corniciai curiosi, gli antiquari ladri che incrociavo tutti i giorni e che mi regalavano un sorriso.

La redazione esiste da diciannove mesi: è giovane, ma è solida e gode di un’ottima salute che si esprime in percentuali.

Per il suo compleanno e per Natale la redazione ci riunisce tutti, ci regala un discorso di due pagine che vuole gratificare e incoraggiare e ci offre prosecco, pandoro e panettone. Per me pandoro, grazie.

Per un giorno, i redattori si alzano dalle poltrone con le ruote, chiacchierano di argomenti leggeri, non pensano a Matteo Renzi e guardano nel viso i nomi con cui solitamente ragionano via mail. I collaboratori esterni varcano la soglia, si sentono degli ospiti, avvertono una punta di disagio e a volte non sanno cosa dire.

Io appoggio il culo sulla scrivania di colui che legge, impagina e titola ogni settimana il mio articolo chiamandolo pezzullo: stringo mani di cui leggo ogni giorno i nomi, smaglio sorrisi a chi mi guarda e dietro i capelli rossi non mi riconosce, dico poco perché a conti fatti sono timida e pure un po’ imbranata, bevo da un flùt e quindi vado a fare un giro in centro nel buio e sotto la pioggia, spiegando a me stessa che potrei stare un giorno senza mangiare, ma senza scrivere no.

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