La profe si tira giù le mutandine a scuola

Pubblicato il 11 gennaio 2010 da admin

Bene, ora che col titolo ho catturato l’attenzione del lettore e mi sono conquistata un posto molto in alto nella classifica dei link più cliccati dagli sporcaccioni che bavosi vagano su Google, mi butto sul racconto dell’aneddoto.

Essendo io fornita di fidanzato fobico nei confronti di tutto quello che assomigli anche vagamente a una siringa, quando abbisogno di una puntura ho solo due scelte: chiamare a casa un’infermiera a pagamento o andare dal mio babbo a farmi perforare delicatamente una natica.

Il babbo è detto anche Mago dell’Ago. Ma abita a trentacinque chilometri da me. Volendo imbastire una valutazione meramente economica, direi che l’opzione paterna (tra benzina e strumo del veicolo) è addirittura più cara di quella che conduce Marina, l’infermiera sopraffina, direttamente a casa mia. Certo va anche detto che Marina arriva, buca il culo, dà una stropicciata alla mela interessata, intasca quindici euro e frettolosamente se ne va, trascurando del tutto l’aspetto umano dell’accadimento. Diversamente, la gita alla casa dell’infanzia può nascondere delizie gastronomiche (incetta selvaggia di scorte per la settimana), regali imprevisti (calzettoni termici con gommini sulle piante) e puntuali sacchettate di affetto, che come tutti sanno scalda anche più dei calzettoni termici.

Così ieri, domenica, giorno d’ozio e di cazzeggio, mentre Torcicollo Man guardava Fiorentina-Bari paralizzato sulla parte destra, io, curva nei novanta gradi di qualsiasi befana fuori tempo massimo, ho raggiunto il paterno ostello, ho esposto la chiappa all’ironico genitore che mi prendeva (appunto) per il culo e mi sono fatta punturare.

“Sì -fa lui- però domani non stare a ritornare fino qua: a scuola troverai pur qualcuno, una bidella, una segretaria, una collega, capace di fare un’iniezione!”.

E invece no, perché l’arte di brandir l’ago sta drammaticamente scomparendo dal patrimonio delle personali, spicciole, quotidiane, indispensabili abilità.

Fatta eccezione per il Bidello Riccardo.

“A Riccardo gli riesce!” annunciano a gran voce tutte le donne della scuola.

“Ma io mi vergogno a tirarmi giù le mutandine e a piazzare il sederotto davanti al viso di Riccardo -protesto- e poi il mio babbo mi ha detto che per la puntura dovevo cercare una donna, non un uomo”.

“Macché macché! Venga venga professoressa, vedrà Riccardo com’è bravo: una piuma!”.

“No, macchè piuma, io veramente mi verg…”.

“RICCARDOOOOO! VIENI! VIENI QUA! LA PROFESSORESSA HA BISOGNO DI TE!!!”.

“No, veramente io ho bisogno di una donn…”.

Ma Riccardo arriva.

Ha la fisicità di un pugile a riposo, lo sguardo buono, l’occhio vispo, la mano enorme.

“Le punture io? Ma certo, ne ho fatte a centinaia, venga professoressa, venga pure nel magazzino insieme a me”.

Il magazzino non ha finestre ed è (non a caso) buio come un culo.

“Ecco, accendiamo la nostra bella luce…” dice Riccardo.

Bella luce un par di palle: il neon colorerà di giallaccio malaticcio le mie natiche rosa neonato e lui si convincerà che io abbia l’ittero.

“Ecco qua… tranquilla eh… si rilassi professoressa, non mi faccia il muscolo… Ualà! Ecco fatto! Tutto a posto, si rivesta pure. Sentito male?”.

No, effettivamente non ho sentito niente, una piuma per davvero quella enorme mano.

“Perdoni l’indiscrezione professoressa -dice Riccardo- ma a casa non ha un uomo che possa farle una puntura?”.

Così mi tocca spiegare che a casa l’uomo, sì, ce l’ho. Ma che, se scarto la confezione di una siringa, quell’uomo (ex boxeur e sedicente sosia del divo americano Bruce Willis) ha un immediato mancamento e sviene rantolando sul pavimento domestico.

Il Bidello Riccardo sorride sornione e conclude il suo intervento infermieristico magistrale con una battuta d’effetto all’altezza dell’imbarazzantissima situazione.

“A dirla tutta, professoressa, sono fobico anch’io. Ma pur di guardarle il culo… questo ed altro”.

Babbo, te lo giuro: ha detto proprio così.

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