C’è post@ per me

Pubblicato il 26 gennaio 2010 da admin

Scrivono dopo un anno, scrivono da casa, scrivono collettivamente.

Raccontano cosa succede in classe, scendono nell’aneddotica, si soffermano sul particolare, narrano di vicende epiche pomeridiane.

Profe, Tizio e Caio giocavano insieme all’allenamento di calcio, Tizio ha tirato una pedata al pallone ma anziché il pallone ha beccato Caio, e lei dirà, va be’, ma Caio è agile, si sarà spostato, no? E invece no, profe: Caio è rimasto lì come un citrullo, ha preso in pieno il pedatone, s’è abboccato a terra e ora giace in ospedale con il radio che se ne va a giro per i fatti suoi.

Scrivono come parlano, scrivono come mangiano, scrivono senza dare retta alla sintassi e facendo pernacchie all’ortografia: annunciano che verranno a trovarmi nella scuola nuova appena ci sarà un occasione e non ci mettono l’apostrofo, anticipano che potrebbe essere un Martedì e me lo scrivono con la maiuscola, gli viene il lampo di genio e ipotizzano magari si fà forca, con l’accento.

In casi come questi bisognerebbe fare i duri, rimanere impassibili, mettere a tacere il sentimento e ordinare: finché non mi scriverete una mail priva di errori non osate presentarvi al mio cospetto.

E invece non aspetto altro che riabbracciarli e sbaciucchiarmeli ben bene stampandogli l’impronta del rossetto sulle gote lisce.

Subito dopo, corprirgli quei testoni di nocchini e dargli di asini, ciuchi e caproni.

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