Un assassino tra le mura domestiche

Pubblicato il 17 febbraio 2010 da admin

L’ho strappato all’efferatezza della natura, l’ho adottato nella forma e nella sostanza, l’ho ripulito, sfamato, civilizzato, educato, in qualche modo persino acculturato. Gi ho spalancato libri sul muso, attribuito pensieri e ragionamenti umani. Ho scorto in lui -quando si ritira in solinga meditazione sul terrazzo, quando contempla cogitabondo l’orizzonte, quando fin troppo evidentemente disserta sul destino animale- evidenti sebbene fugaci posture da filosofo.

Ma insomma.

Micino da Scansano è pur sempre rimasto un micino trovato a Scansano e io avrei dovuto ricordarlo.

In quanto micino, è un selvaggio dominato dagli istinti.

In quanto da Scansano, è un maremmano mànfano e ‘gnorante.

Io c’avevo fatto caso, che ultimamente m’era andato in fissa con quell’angolino di terrazzo: non appena aprivo il finestrone, staccava la corsa, si arrampicava sullo scaffale addossato alla parete in fondo, rivolgeva lo sguardo alla grondaia e s’ipnotizzava così, gli occhi fissi su un punto indefinito, verso il quale tante volte avevo tentato di tracciare una traiettoria immaginaria, l’aria assorta, che neanche lo sdondellamento dei croccantini sapevano distrarre.

Alla domanda “Si può sapere cosa guardi?” rispondeva con un “miao” che non era il solito miao, semmai più uno “gnao”, o un “miaow”, qualcosa di più gutturale, sinistro, cavernoso.

Lo credevamo innamorato della gatta del sesto piano.

Lo immaginavamo intenzionato a replicare il gesto dello shakespeariano Romeo al grido delle immortali parole “con le ali dell’amore ho superato il muro, perché tutto ciò che Amore può, Amore osa”.

Balzellava in realtà un cucciolo di pipistrello invisibile agli umani ma fin troppo percepito dalla sensibilità felina.

Ne ha atteso il volo per giorni. Per settimane.

Oggi lo strano incrocio tra uccello e topolino s’è lanciato nel vuoto.

Ad attenderlo ha trovato due zampe artigliate e una boccata di denti a punta.

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