La prima cosa bella che ho avuto dalla vita

Pubblicato il 25 febbraio 2010 da admin

C’è ancora la coda per andare a vedere Virzì.

Parlando con Elena Quinta mentre si aspetta che tocchi a noi, mi torna in mente Woody Allen in coda al cinema con Diane Keaton, nella scena eterna e magistrale di lui che s’incazza perché dietro c’ha quel tipo che s’imporvvisa critico cinematografico stroncando Marshall McLuhan e allora lui chiama in diretta McLuhan ad intervenire e controbattere. Quanto ci risi.

Nello stomaco ci sciaguatta un mohito (a me) e una birra media (a lei): ci aggiungiamo un caffè e cerchiamo un posto tattico per gustarci finalmente il film di cui si parla di più in questo momento.

Buio.

Quando la luce in sala si riaccende, ho il corpo che si sente confuso perché l’ho sottoposto per due ore a un’azione contemporanea di riso e di pianto.

La frase che mi sale alla bocca mi riconduce ai tempi in cui vivevo in famiglia e la sera guardavo un filmone con la mamma, io e lei da sole, in cucina con la porta chiusa. Si preferiva stare scomode (sulla seggiola di legno e paglia lei, col culo sulla tavola e le gambe incrociate a buddha io) e usare la televisione piccola, pur di godere della privacy indispensabile per l’espletamento dei nostri istinti primari: il commento perpetuo delle scene e il pianto a dirotto sul finale. Poi, sullo scorrimento dei titoli di coda, ci si guardava languide e ci si diceva: “Come ci siamo divertite!”. Divertirsi era piangere. L’equazione era perfetta e sempre identica a se stessa: più si piangeva più s’era in grado di pronunciarsi favorevolmente a proposito di un film.

“Come ci siamo divertite!” dico guardando Elena Quinta col mascara mezza gota, lei capisce il linguaggio di mia madre e conferma che sì, s’è divertita moltissimo anche lei.

Avevo letto mille critiche positive e le mie aspettative erano alte: questo mi preoccupava, perché quando ti aspetti tanto e dappertutto ti arriva l’esortazione ad andare a vedere Virzì perché ha fatto un capolavoro, ci vai coi piedi di piombo e la paura più grossa che hai è tornare a casa con la bocca amara. Qualcuno mi aveva messo in guardia da una certa retorica, da una lieve sdolcinatezza che mi avrebbe potuto impedire di dare un voto alto.

Il mio voto è alto. Altissimo. Come a tutti gli altri film di questo uomo che è sensibile e intuitivo come solo le persone ruspanti e calate dentro il mondo sono in grado di essere. Io la retorica (da vomito e denuncia) la sento nella canzone del Principe e di Pupo. In Virzì semmai ci sento i sentimenti. Parecchi sentimenti. Ma quanta noia danno, quelli. Si fa prima a fare i cinici, a fare i disillusi, a spazientirsi se qualcuno fa mostra di averne e li impressiona su una pellicola da mettere in commercio, a dare (con idiozia e cecità) di “beautiful” a qualcosa che con l’americanata non ha nulla a che spartire. Si fa prima a fingersi sprezzanti e superiori.

A me quella mamma svampita e leggera, maldestra e ingombrante è piaciuta tanto, sia nelle vesti di Micaela Ramazzotti che (anzi, ancor di più) in quelle di Stefania Sandrelli.

Quando dice ai sui figli “Ovvìa bimbi belli, si fa una hantatina” c’ho rivisto mia madre, quando si alzava presto la mattina per mettere le lenzuola a prendere aria alla finestra e all’aria ci buttava anche la sua voce che cantava “la prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane, sei tu”.

Un film che ti fa fare pace con tutto il tuo passato, errori compresi.

Amore amore amore

è quello che so dire

ma tu mi capirai.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>