Ti vuoi mettere con me?

Pubblicato il 4 marzo 2010 da admin

Quando ero ragazzina io, andava così.

Lui mi piaceva. E a lui piacevo io. Prima di tutto questa notizia faceva il giro degli amici e quando arrivava agli orecchi miei e suoi, era già passato un mese. L’avvicinamento era graduale e verbale. Ci si frequentava prima tutti insieme, in banda, e si consumava il pavé della Via Maestra strusciando i piedi in terra in su e in giù, incrociando le stesse persone a serate intere. L’avvicinamento fisico era lento, a volte proporzionalmente inverso al livello di attrazione: più ci si garbava, meno ci si avvicinava, per un misto di pudore e imbarazzo.

Poi, un giorno (ma potevano essere passate mille altre settimane), per certe leggi della fisica che non era dato di comprendere, ci si ritrovava accanto.

Di lì a poco, ci si sorprendeva soli, perché gli amici (tutti Cyrano senza il naso lungo) s’erano nascosti o avevano improvvisamente invertito il senso della “vasca” lungo il Corso Italia.

Nel suono ovattato che assumono i contorni delle cose quando ci si sente innamorati, chiara giungeva una domanda: “Ti vuoi mettere con me?”. Era lui che lo chiedeva a me, passandomi la patata bollente della risposta.

La risposta del resto era stata già da tempo meditata ed elaborata, come le parole da adoprare, scelte con cura e pazienza lessicale. “Sì”, dicevo infatti.

E la cosa era fatta.

Si stava insieme.

Il che voleva dire: ricominciare gradualmente a parlarsi, passarsi a prendere a casa, ma anche trovarsi direttamente in paese, continuare a stare con gli amici, ma preferibilmente appartarsi in pineta o nel viale Diaz per lunghe, passionali pomiciate.

Prima senza lingua.

Poi con.

“Macché, profe! Oggi non si fa mica più così!”

“Ah no?! E come si fa?”

“Oggi quando ci piace un ragazzo si spera che ci chieda di uscire. Se non lo fa lui, lo facciamo noi, per esempio mandandogli un messaggino con la scritta Tu mi garbi! Quando si esce, ci si bacia. Subito. E’ necessario, profe. E’ indispensabile. Perché solo baciando una persona si capisce veramente se quella persona va bene per noi e se ci piace davvero. A volte può capitare che ci crediamo innamorati di qualcuno, che ci piaccia da morire, poi però dopo averlo baciato non sentiamo nulla, anzi, improvvisamente non ci piace più. Per cui lei capisce bene che sarebbe un errore mettercisi insieme prima di essersi baciati almeno qualche volta. Così si esce e ci si bacia, si esce e ci si bacia, si esce e ci si bacia diciamo quattro o cinque volte, e solo allora ci si mette insieme. Il che non è scontato perché ci sono tanti ragazzi che ti fanno uscire e ti baciano, ti fanno uscire e ti baciano, ti fanno uscire e ti baciano, e poi si mettono con un’altra con cui nel frattempo erano usciti”.

Cosa li scrivete a fare, tutti quei libri sui comportamenti dell’adolescenza e sulla trasformazione dei tempi?

Parlare coi ragazzi vale molto, molto di più.

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