Il sogno nel cassetto della Manu

Pubblicato il 19 marzo 2010 da admin

Io e la Manu ci dividevamo la classe nella scuola di lingua italiana per stranieri.

Saranno stati una quindicina: tutti giovani, tutti americani, tutti belli, tutti biondi e tutti ignoranti come ciuchi. I ragazzi entravano in classe con le ciabatte infradito e si strusciavano via le caciòle dai diti dei piedi mentre io spiegavo le eccezioni che confermano le regole. Le ragazze si presentavano a lezione coi postumi della sbornia, assumevano la postura languida di chi sta per accasciarsi sopra il banco e non capivano mai un cazzo.

La Manu entrava dopo di me, col delicatissimo compito di guidarli nella conversazione.

Ma gli americani, prigionieri della grammatica stupida che domina la loro lingua, hanno difficoltà tendenzialmente preoccupanti a capire l’italiano, restano basiti davanti alla nostra consecutio temporum, non vanno oltre il presente indicativo e in un mese di permanenza in italico suolo memorizzano solo bela ragassa, mi piasci tanto, no capisco, puoi ripeti per favore.

Nella pausa pranzo io e la Manu andavamo al bar.

“Maremma come son ceppi quelli!”

“Davvero, non capiscono una sega!”.

Per consolare la frustrazione estiva che ci faceva sudare senza ripagarci in soddisfazione professionale, fantasticavamo sulle sorti future della nostra laurea universitaria.

“Come vorrei insegnare Italiano agli italiani!” esclamavo io.

“Come vorrei fare l’attrice!” sospirava lei.

A me questa cosa che la Manu voleva diventare attrice faceva tanto ridere, perché io la vedevo tutti i giorni, era semplice, di una semplicità estrema pur nella sua bellezza naturale, sempre vestita stracciarola coi jeans a zampa d’elefante mezzi pesticciati e strapanati, le magline da figlia dei fiori, i capelli lunghi e spettinati, i braccialettini fatti a mano al polso, le unghie delle mani smangiucchiate, la bocca sempre larga nei sorrisi.

“Ma che dici Manu!”

E invece lei seguitava a dirlo, e degli attori sapeva sempre tutto, e delle attrici conosceva ogni particolare, e vedeva film in continuazione, e parlava sempre di New York.

Però siccome abitava a Scandicci e stava da dieci anni con il solito ragazzo, io credevo che a New York ci sarebbe andata forse un giorno insieme a lui.

Un giorno invece a New York c’è andata da sola, ci s’è trovata bene, c’è rimasta.

Ed è diventata attrice.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>